Tutti uniti e sul piede di guerra nel nome della libertà dello spettacolo e dello spettatore. Si è tenuta a Milano una conferenza stampa piuttosto vivace, alla quale hanno partecipato gli organizzatori dei più importanti spettacoli di musica dal vivo. Sono stati illustrati i disagi per il pubblico, per i promoter e le contraddizioni della normativa voluta dal Governo con primo firmatario il deputato del Movimento 5 stelle Sergio Battelli. Il biglietto nominale si applica ai concerti che si svolgono in luoghi che contengano oltre 5mila persone. Quindi sono coinvolti tutte le più grandi star della musica italiana e internazionale.

Vincenzo Spera per Assomusica (l’associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo) ha chiamato a raccolta colleghi e rappresentanti delle agenzie live. Erano presenti: Andrea Pieroni per Vertigo, Roberto De Luca per Live Nation, Maurizio Salvadori per Trident Music, Francesco Cattini per International Music & Arts, Ferdinando Salzano per Friends&Partners, Mimmo D’Alessandro per Di and Gi e Clemente Zard per Vivo Concerti.

Insieme all’unisono accusano diverse problematiche sul tema e che rappresentano contraccolpi importanti sulla loro organizzazione. Nello specifico biglietti più cari e code ai cancelli (aprire i cancelli molto prima, impegnando personale su più turni), procedura complicata per cambiare il biglietto (in particolare si sottolineano gli ulteriori costi per la riemissione del biglietto), il biglietto nominale diminuirà i ricavi del settore, ci sono contraddizioni della norma (perché escludere le manifestazioni di prosa, jazz, classica, balletto e danza? Anche questi show raccolgono più di 5mila spettatori) , il biglietto nominale non risolve il problema del secondary ticketing (nessuna azione precisa contro i siti del bagarinaggio online) e complessa procedura di registrazione per l’acquisto (tra cui l’emissione della password che si può usare una volta e l’inserimento dati sensibili personali).

“Con questa normativa non si punisce chi commette il reato, – interviene subito Vincenzo Spera, presidente di Assomusica -, ma chi vuole andare in santa pace a un concerto e chi fa questo lavoro. Per combattere il secondary ticketing basta semplicemente oscurare i siti. L’Italia è l’unico Paese dove vige l’obbligatorietà del biglietto nominale”.  “La legge provoca subito un aumento dei costi del biglietti – ha detto Roberto De Luca di Live Nation – che contrariamente a quanto vorrebbe Battelli con la sua legge anziché preservare il pubblico, lo punisce. I biglietti nominali sono stati introdotti nel calcio per problemi di sicurezza (che non si sono verificati ai concerti) e non ha eliminato il problema del secondary ticketing”.

Si aggiunge alla questione anche Ferdinando Salzano per Friends&Partners: “Tutto questo accresce la sensazione di stato di polizia e controllo che non rappresenta lo spirito di chi va ai concerti per svagarsi. L’anticipo dell’apertura dei cancelli comporta una serie di costi sulla produzione assolutamente proibitive. Si dovrà anche costringere l’artista che dovrà anticipare, ad esempio il soundcheck, e sarà costretto ad anticipare tutte le prove. Naturalmente dovranno essere presenti anche gli addetti dalle 14:30 per le procedure di identificazioni dei biglietti nominali”.

Senza mezzi termini Maurizio Salvadori di Trident Music, che bolla la legge “totalmente idiota. Trovo che questo concetto sia banalmente logico e condivisibile. Ammetto che quando se n’è cominciato a parlare di aver preso sottogamba questa cosa perché mi sono detto subito ‘non può passare quella roba lì’. Difficile dare risposte a idiozie di questo tipo, ci sono tante problematiche che subentrano sia dal punto di vista umano (c’è chi può anche dimenticare la carta di identità a casa o chi non ce la fa a cambiare il nome sul biglietto) che organizzativo con il personale. Viene il sospetto che il deputato Battelli è in cerca di visibilità, considerando che non hanno competenze tecniche. Un progetto di legge di questa natura può essere catalogata come demagogia pura”.

Dello stesso avviso Andrea Pieroni per Vertigo: “Persone che non conoscono questo campo, sono sulla cresta dell’onda e portano il Paese verso una deriva pericolosa. Non vogliamo stare in uno stato di polizia”. Mimmo D’Alessandro per Di and Gi secco: “Il secondary ticketing si combatte solo oscurando i siti. Sono incazzato è una roba idiota ci dobbiamo incazzare tutti”. Clemente Zard per Vivo Concerti spiega che “i concerti sono un momento di spensieratezza e queste norme appesantiscono la situazione con controlli eccessivi che non portano da nessuna parte. Creano solo un malcontento tra il pubblico e mettono a repentaglio il nostro sistema che funziona e dà tanto lavoro a tante persone”. Infine Francesco Cattini per International Music & Arts porta la sua solidarietà: “Non mi occupo di concerti rock e pop ma dei settori non toccati dalla legge. Sarebbe stato meglio ciò avvenisse perché la forza della protesta sarebbe stata indubbiamente travolgente”.

Infine gli organizzatori live rivelano che tutti gli artisti della propria scuderia appoggiano questa protesta e che nei prossimi giorni non è escluso che possano arrivare comunicazioni ufficiali per appoggiare la battaglia. Come già ha fatto Cesare Cremonini con un post sui propri social: “In termini pratici la prima cosa che accadrà sarà un aumento del prezzo dei biglietti perché se, come accade sempre, anziché colpire i colpevoli, (i bagarini divenuti business-man tramite le possibilità della rete) siccome non ci riesci, colpisci le società (di calcio, di produzioni musicali e via dicendo) le società reagiranno ai nuovi costi aggiuntivi (personale in più per i controlli, entrate con nuovi tornelli, strutture aggiuntive ecc..) alzando i costi. (Ricordiamoci quel 10% di differenziale di cui parlavo prima)”.  L’intento di tutti è quello di riaprire il tavolo e cambiare la legge mirata a un obbiettivo preciso: combattere il bagarinaggio online, ma con soluzioni mirate, condivise, anche confrontandosi con tecnici esperti.

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