Il Pd si tiene il Nazareno, o forse no. Le casse del Partito Democratico sono sempre più vuote e così, per cercare di ridurre le spese, i dem hanno pensato di iniziare a tagliare proprio sulla sede, lo storico Palazzo del Collegio Nazareno situato nel rione Trevi, a due passi da via del Tritone, nel cuore del cuore di Roma. Le prime due alternative analizzate erano spostarsi più a sud, sull’Ostiense, oppure più a est, in via Merulana. Ma, fatti due conti, si è arrivati alla conclusione che non era poi così conveniente lasciare la sede storica, sia per i costi del trasloco sia per i disagi che la maggior distanza dal cuore politico della città comporterebbe per i vertici dem, costretti a fare i conti con l’assai caotico traffico della Capitale.

Meglio allora restare dove si è, cercando però di restringersi un po’. Secondo quanto riferisce Repubblica infatti, il Pd è intenzionato a tagliare sui metri quadri attualmente a disposizione, ridiscutendo con il padrone di casa il contratto d’affitto scaduto il 30 giugno scorso. “È in corso una trattativa con la proprietà per il rilascio di alcuni spazi e la conseguente riduzione del canone di locazione”, si legge nella parte finale della relazione sul bilancio 2018 certificata a maggio dal tesoriere Zanda. Tutto questo è stato smentito però dallo stesso Pd: “Come annunciato in diverse occasioni nelle scorse settimane è ferma intenzione dell’attuale segreteria quella di cambiare la sede nazionale del partito, a differenza di quanto scrive oggi un noto quotidiano nazionale”, precisano infatti fonti della segreteria. “Come previsto, ciò avverrà nei prossimi mesi. Ovviamente, trattandosi di un immobile che dovrebbe avere determinate caratteristiche e non un semplice appartamento ad uso privato, la ricerca sta proseguendo e se ne darà conto appena ci saranno novità”, aggiungono le stesse fonti.

In ogni caso, tagliare i costi della sede sembra essere una decisione obbligata visto il buco di 600mila euro nel bilancio dell’ultimo anno e le entrate sempre più risicate. Oltretutto con 165 dipendenti in cassa integrazione da un anno, per i quali alla scadenza del prossimo 31 agosto “il partito è fortemente intenzionato a richiedere la proroga della Cigs per ulteriori 12 mesi”, come si legge ancora nella relazione.

Eppure la situazione potrebbe essere risolta con la riscossione degli 800mila euro di crediti dovuti da senatori e deputati che da tempo non versano nelle casse del partito la quota mensile di 1500 euro dovuta. I 7 milioni entrati nel 2018 dal 2 per mille – il contributo volontario che ogni cittadino può versare ai partiti – non bastano infatti a compensare la perdita del finanziamento pubblico, abolito da una legge del 2017 e che prima di allora contava per 40 milioni. Motivo per cui al Nazareno non è piaciuta la notizia che Carlo Calenda stia continuando a incassare contributi volontari sul suo sito aperto prima delle elezioni europee per il suo manifesto confluito poi nel Pd, soldi che il partito non ha però mai visto.

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