Soccorrere in mare è un crimine, afferma il governo. Ma non tutti sono d’accordo: in tantissimi in queste ore stanno dimostrando vicinanza e solidarietà alla capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, arrestata questa mattina all’alba subito dopo l’attracco della nave con a bordo i 42 migranti che erano in mare da diciasette giorni. La 31enne è accusata di resistenza o violenza contro nave da guerra e di tentato naufragio.

#FreeCarola è il primo dei trending topic di Twitter. “Per quanto lo si mascheri da atto dovuto – scrive il giornalista Gad Lerner – l’arresto della capitana della SeaWatch3 resterà una macchia indelebile di disonore a carico di uno Stato che calpesta il principio del soccorso in mare, fingendosi invaso da un equipaggio generoso e difeso da migranti inoffensivi”.

L’ex presidente di Emergency Cecilia Sarti Strada su Facebook afferma: “Che cosa doveva fare il capitano con i naufraghi a bordo, mangiarseli? L’ordine di non sbarcare è ovviamente impraticabile, delirio puro, un ordine dato solo perché fosse costretta a violarlo. Per avere l’opportunità di arrestarla. Per dare un’altra botta al grande, finto nemico del governo: chi soccorre in mare”.

Roberto Saviano paragona la resistenza antifascista a quella della comandante della nave: “Carola, hai obbedito alla legge degli Uomini, gli stessi Uomini che più di 70 anni fa seppero scacciare nel buco nero della storia quelli che oggi rialzano la testa. Grazie per aver messo il tuo corpo in questa battaglia di civiltà”.

E c’è chi, come il giornalista Luca Bottura, fa notare il paradosso del caso: “Gente così avrebbe tenuto ancora in galera Mandela perché quello diceva la legge”, scrive in un tweet.

Anche il mondo della cultura si è mosso a sostegno di Carola Rackete. Lo scrittore Giuseppe Genna afferma: “Vivo in un Paese indegno, meschino e fascista. Non è soltanto che me ne vergogno: è che non intendo essere complice di questo schifo e, di più, intendo esserne nemico”.

Ieri il cantautore Roberto Vecchioni, in una lettera a Repubblica, aveva scritto che quella tra il vicepremier Matteo Salvini e la comandante della Sea Watch, Carola Rackete, “è la madre di tutte le battaglie, il conflitto eterno tra ragione e cuore”. E aveva paragonato Carola Rackete ad Antigone, collegando la vicenda dei migranti bloccati a largo di Lampedusa a quella del personaggio della tragedia greca che lotta contro Creonte, contro leggi che ritiene ingiuste: “Creonte non si sposta di un centimetro: la legge dice così e basta, caso chiuso. Ma Antigone gli tiene testa con una fierezza che la fa forte dentro di un’altra legge più alta, più universale delle convinzioni umane. No. Lei seppellirà il fratello a qualsiasi costo, a qualsiasi conseguenza potrà andare incontro. È la madre di tutte le battaglie il conflitto eterno tra ragione e cuore”.

Carola-Antigone – prosegue il cantautore – non ha dubbi, non ha bilance, su cui pesare il male e il bene, il vero e il falso: lei entrerà in quel porto qualsiasi siano le conseguenze. La dabbenaggine degli uomini è credere che un contratto sociale sia ferro temprato da Dio in persona. Può anche darsi, ma certo l’umanesimo è diamante; di una luce che stravolge e sconvolge quando senti di averla dentro. Io me la vedo Carola, bella, ritta sul ponte a prendere quella decisione che per lei è solamente normale. Nessun tentennamento, nessuna paura, un riso naturale, convinto, gli occhi semichiusi nel sole accecante, nella certezza che tutti gli uomini sono diamanti. Lei non lo sa, ma le ha dentro di sé le ultime parole che Edipo in punto di morte aveva detto ad Antigone disperata: ‘Non piangere, figlia mia, c’è una sola parola che ci libera dall’oscurità, dal male del mondo. E quella parola è amore”.

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