Erano stati condannati a soli 9 anni di galera e per “abuso sessuale” dopo avere violentato una ragazza di 18 anni durante la tradizionale festa di San Firmino a Pamplona. Una sentenza che aveva indignato l’opinione pubblica e portato in piazza migliaia di donne in tutto il Paese. Ma ora la Corte suprema, a 1080 giorni dai fatti, ha innalzando la pena accogliendo la tesi dell’accusa e condannandoli a 15 anni di carcere. Per i giudici infatti quello dei cinque giovani andalusi responsabili dell’aggressione – José Ángel Prenda, Alfonso Cabezuelo, Ángel Boza, Antonio Manuel Guerrero e Jesús Escudero – è stato uno “stupro di gruppo” e non un abuso sessuale. Poco dopo la sentenza i condannati sono stati arrestati e portati in carcere. Alcuni di loro, secondo quanto scrive El Pais, stavano organizzando la fuga. La decisione della Corte, spiega il giornale, “si allinea alle posizioni della difesa e dei collettivi di donne, di molti giuristi e persino dei partiti politici” che avevano contestato la sentenza precedente.

La decisione della Corte Suprema – “La vittima – ha stabilito il tribunale – ha subito dieci aggressioni sessuali da parte degli imputati che hanno approfittato della situazione” e rispetto a una mancata reazione della giovane durante i fatti ha specificato: “Non si può pretendere dalle vittime un comportamento pericolosamente eroico“. Due le aggravanti: la prima riguarda il “tratto vessatorio” del gesto e la condivisione delle immagini Whatsapp. La seconda è che l’abuso sia stato perpetrato da più persone. La Corte ha poi condannato Guerrero a due ulteriori anni di carcere per avere sottratto alla giovane il suo cellulare “con intimidazione” e ha fissato a 100mila euro il risarcimento per la donna.

I fatti – Esattamente un anno fa gli autori della violenza, che su Whatsapp si erano dati il soprannome ‘Manada‘ (il ‘Branco’), erano stati rimessi in libertà. I giovani avevano avvicinato una ragazza di Madrid che era a Pamplona per la grande festa, l’avevano accompagnata verso la sua auto per qualche centinaia di metri, poi l’avevano spinta in un androne e l’avevano stuprata. Poi avevano ripreso alcune scene, le avevano mandate ai loro amici di Siviglia, le avevano rubato il cellulare ed erano andati via. La ragazza era stata trovata in strada, in posizione fetale e sotto shock. Gli avvocati dei cinque stupratori chiedevano che fossero prosciolti sostenendo che i rapporti sessuali fossero consenzienti.

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