In questa nuova puntata delle ‘Interviste dell’Impossibile‘ vogliamo raccontare la storia nella storia. Quella del professor Felice Vinci (uno stimato ingegnere nucleare) e la sua passione per i poemi epici di Omero. Felice, proprio dall’attenta lettura della storia di Ulisse e delle sue gesta, ci regala uno scenario completamente diverso da quello da noi comunemente noto ovvero l’area del Mediterraneo. Pensate ai toponimi attribuiti ai luoghi omerici anche in Italia: il Circeo, Scilla e Cariddi, le Eolie. Bene scordatevi la Grecia e la Magna Grecia, ora il professore ci spiegherà perché i racconti omerici si adattano meglio al Mar Baltico e al nord dell’Oceano Atlantico.
La mitologia greca, riletta in quest’ottica, almeno in parte potrà considerarsi una sorta di storia della preistoria e la storia stessa dell’Europa, in virtù della rilocalizzazione nordica dei poemi omerici, si sposterà indietro di almeno un millennio. Il professore è autore del libro ‘Omero nel Baltico‘ che dalla sua prima uscita nel 1995 ad oggi conta 6 edizioni, l’ultima uscita nel 2016. Il testo tradotto in diverse lingue, conta anche di un’edizione Usa ‘The Baltic Origins of Homer’s Epic Tales’ del 2006.

Professor Vinci, l’Odissea e l’Iliade sono considerati racconti mitici o fatti realmente accaduti?
In epoca moderna sono spesso stati considerati sostanzialmente racconti mitici, magari con un nocciolo di verità originaria, fin quando Heinrich Schliemann nella seconda metà dell’Ottocento non ha fatto i suoi celebri scavi nella collina di Hissarlik (Il nome dell’attuale sito archeologico, ndr). Un altro momento di entusiasmo fu quando Michael Ventris riuscì a decrittare la scrittura micenea, la cosiddetta Lineare B. Ma l’entusiasmo non durò molto. Ad esempio, nel saggio intitolato Troia e pubblicato in Italia dal Mulino Dieter Hertel, che ha scavato a Hissarlik, non manca di esporre le sue perplessità sull’identificazione di quel sito con la Troia omerica. Altri gravi problemi per la credibilità del sito di Hissarlik sono venuti dalla geologia, allorché carotaggi mirati hanno confermato ciò che aveva detto il geografo greco Strabone, ossia che fino all’età del bronzo la pianura antistante la collina – in pratica, il presunto campo di battaglia dell’Iliade – era ricoperta dal mare!

Allora si sbaglia anche Schliemann, la Troia omerica non è in Turchia?
Mentre la localizzazione di Schliemann ha dato adito a gravi perplessità ed infinite polemiche tra gli studiosi, una serie straordinaria di indizi congruenti e convergenti – per i quali rimando a Omero nel Baltico – mi ha convinto a collocare la Troia omerica nel territorio di un villaggio della Finlandia meridionale, Toija. In particolare, a 1 km da Toija si trova una collina (60°16’24”N, 23°29’18”E) che sembra corrispondere molto bene alle caratteristiche dell’altura su cui era costruita la Troia omerica. Essa è adiacente alla località di Kavasto, un nome che nella lingua finlandese non ha alcun significato, mentre in greco antico significa qualcosa come “la città incendiata” (kav-astu, vedi foto in basso).

La collina di Kavasto

Quindi per lei i fatti narrati da Omero sono realmente accaduti?
Penso proprio di sì, soprattutto in riferimento all’Iliade, e ciò in base al fatto che lo spostamento del mondo omerico nel nord dell’Europa elimina tutte le assurdità che minano la credibilità dei racconti omerici allorché essi vengono “forzati” nel tradizionale contesto mediterraneo. Vi sono ottime ragioni per ritenere che l’epica omerica, e soprattutto l’Iliade, non sia un mero prodotto dell’immaginazione, come è stato spesso ritenuto in seguito alle innumerevoli incongruenze dovute alla collocazione mediterranea, ma una cronaca estremamente viva e dettagliata di eventi realmente avvenuti durante l’età del bronzo nordica, dei quali qualche memoria è rimasta sia in certe saghe vichinghe, come ho mostrato in Omero nel Baltico, sia in una straordinaria mappa medievale del Baltico e della Scandinavia, che dobbiamo allo storico tedesco Adamo di Brema (XI secolo, vedi foto in basso).

La mappa di Adamo di Brema

Professore, può provare a spiegarci questa mappa?
In questa mappa troviamo i Ciclopi nell’area dei “Monti Rifei”, menzionati da vari geografi antichi (che infatti li situano verso l’estremo nord, nel mondo degli Iperborei). Inoltre sulle rive del Baltico è indicata una Terra Feminarum, che Adamo di Brema nel testo a cui la mappa è acclusa identifica quale sede delle Amazzoni sulla costa baltica: ora, secondo l’Iliade, le Amazzoni combatterono con Priamo, re di Troia. Ne consegue che questa mappa conferma in pieno la mia ricostruzione del mondo omerico, in cui la leggenda dei Ciclopi è ambientata in Norvegia.

Tre prove che i racconti omerici si siano svolti nei mari del nord e non nel Mediterraneo.
Una prima, grossa prova ce la dà la battaglia dell’Iliade che dura ininterrottamente per due giorni senza alcuna interruzione notturna, spiegabile solo col fenomeno delle notti chiare delle alte latitudini intorno al solstizio d’estate; per di più dopo la battaglia si verifica la piena dei due fiumi di Troia, il che collima con i regimi stagionali dei fiumi nordici, alimentati nella tarda primavera dal disgelo, che avviene in ritardo rispetto alle nostre latitudini. La seconda prova ci è data dalla disposizione del gruppo di isole contigue all’Itaca greca: esso infatti appare completamente diverso dalla puntuale descrizione che troviamo in Omero, secondo cui accanto a Itaca, indicata come la più occidentale dell’arcipelago, vi sono tre isole più grandi, ossia Dulichio, l’isola “lunga” (dolikhos), Same e Zacinto. Ora, l’unico l’arcipelago al mondo che corrisponde a questo schema è quello del Sud Fionia in Danimarca, in cui vi sono tre isole principali: Langeland (che corrisponde a Dulichio anche per il nome), Aerø e Tåsinge.


Lyø, l’isola di Ulisse

Ma vi sono molti altri aspetti del mondo di Omero che nella dimensione nordica si calano assai meglio che in quella greca: la terza prova è il clima sistematicamente freddo e perturbato (a cui fa riscontro l’abbigliamento “pesante” dei vari personaggi), l’importanza di bovini e suini rispetto ad altri animali d’allevamento, le stoviglie di metallo o di legno invece che di ceramica, i nomi al plurale di varie città importanti (Tebe, Atene e Micene, dal che si arguisce che i loro prototipi nordici si estendevano sulla costa nonché sulle isole adiacenti, un po’ come Siracusa, il cui nome originariamente era al plurale), per non parlare della totale assenza di olive e fichi sulle mense omeriche (invece l’alimentazione degli eroi omerici è tutta incentrata sulla carne, soprattutto bovina e di maiale, esattamente come è attestato nel mondo vichingo). A tutto ciò dobbiamo poi aggiungere da un lato gli indizi sull’origine nordica dei Micenei sul suolo greco, dall’altro le tracce da essi lasciate nel mondo nordico prima della loro discesa verso l’area mediterranea. Qui mi fermo, ma certamente non ho detto tutto: preferisco rimandare alle 700 pagine di ‘Omero nel Baltico’.

NDR. Grazie professor Vinci: mi dispiace per il “nostro” Mar Mediterraneo che perderebbe questo mito (ispirato però da fatti realmente accaduti), ma tra le tante teorie davvero stravaganti in giro (pensate che c’è gente che crede che la Terra sia piatta), questa descritta nel libro ‘Omero nel Baltico’ è convincente perché per un attimo tutte le incongruenze della geografia omerica sembrano risolversi. La parola, come sempre, nei commenti ai lettori.

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