Si sono conosciuti partecipando al realityMatrimonio a prima vista“, un format importato dagli Usa in cui due sconosciuti vengono fatti incontrare e poi si sposano, firmando un contratto che prevede una penale da 100mila euro nel caso in cui abbandonassero la trasmissione durante i primi 3 mesi. È la storia di Sara Wilma Milani, cantante, e Stefano Soban, gelataio, che si sono sposati ma già in viaggio di nozze hanno capito di non esser fatti l’uno per l’altra e così a più di due anni dalla messa in onda del programma hanno deciso di separarsi. Il regolamento prevedeva che in questo caso le coppie potessero avere il rimborso delle spese legali e i due hanno chiesto così l’annullamento delle nozze al tribunale di Pavia, dove Wilma abita. E qui iniziano i problemi: si scopre infatti che c’è un errore di trascrizione nell’atto di matrimonio e che la città dove si è svolta l’unione non è quella corretta.

Parte quindi una nuova richiesta di annullamento alla sede competente e nella richiesta Wilma e Stefano precisano la questione della non “volontà” di volersi sposare realmente ma di averlo fatto per il timore delle sanzioni contrattuali. E qui la seconda doccia fredda: il tribunale dice che l’errore di trascrizione è solo un vizio di forma e che entrambi avendo firmato il contratto sapevano a cosa andavano incontro. Insomma il giudice ha detto che no, non è possibile annullare le nozze e che l’unica via che possono percorrere è una separazione legale.

Alle spese legali farà fronte la produzione, come previsto da contratto. Ma dal momento che sarà una separazione legale davanti a un giudice la coppia dovrà anche affrontare la questione degli “alimenti”. Stefano ha fatto sapere che Wilma ha già detto che davanti al giudice non chiederà nulla, dal momento che l’unica cosa che interessa ad entrambi è sciogliere al più presto questo vincolo che li lega. “Mi sono rivolta all’avvocato e ho presentato richiesta di annullamento del matrimonio in tribunale – ha spiegato Wilma al Corriere -. Ma le irregolarità di forma, come abbiamo appreso dalla sentenza, non sarebbero così rilevanti. Una situazione surreale che vorrei risolvere al più presto. Stiamo valutando il ricorso in Appello”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Caterina Caselli: “Ho vissuto il male in privato, in famiglia, sotto la parrucca”

prev
Articolo Successivo

Vicenza, rutta in faccia a un pensionato: dovrà pagare 700 euro

next