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Scrisse “forza Vesuvio, forza Etna” su Facebook: Cassazione ammette ricorso contro l’assoluzione

"Finalmente la Cassazione si potrà ora pronunciare sulla rilevanza penale e sulla connotazione razzista di tali espressioni - dice l’avvocato Sergio Pisani - pronunciate dall’imputata condannata in primo grado dal Tribunale di Monza a 20 giorni e assolta dalla Corte d’Appello di Milano"
Scrisse “forza Vesuvio, forza Etna” su Facebook: Cassazione ammette ricorso contro l’assoluzione
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La Corte di Cassazione ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato dall’avvocato napoletano Sergio Pisani in merito alle frasi pronunciate dall’ex consigliera provinciale di Monza, la leghista Donatella Galli, che scrisse, in un post pubblicato su Fb, “Forza Etna” e “Forza Vesuvio”, allegando contestualmente una immagine della cartina dell’Italia dove mancava tutto il sud.

Inizialmente il ricorso era stato assegnato alla VII sezione della Suprema Corte, perché ritenuto inammissibile. All’udienza dello scorso 5 giugno, però, la Corte ha ribaltato la decisione assegnandolo alla prima sezione. “Finalmente la Cassazione si potrà ora pronunciare sulla rilevanza penale e sulla connotazione razzista di tali espressioni – dice l’avvocato Sergio Pisani, difensore della parte civile Angelo Pisani, all’epoca dei fatti presidente della VIII Municipalità del Comune Napoli – pronunciate dall’imputata condannata in primo grado dal Tribunale di Monza a 20 giorni e assolta dalla Corte d’Appello di Milano”.

Galli, ha sempre sostenuto la difesa, aveva “postato quella frase all’interno di un gruppo privato di amici sulla sua bacheca Facebook” ed era stata solo “una boutade“. Stando all’imputazione, la donna nell’ottobre del 2012 inserì su Facebook la “foto satellitare dell’Italia priva delle regioni dal Lazio e dagli Abruzzi in giù e la frase ‘il satellite vede bene, difendiamo i confini …’”. E poi scrisse “Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili”, augurandosi, come ha evidenziato la Procura di Monza, “una catastrofe naturale nel centro-sud Italia provocata dai tre più grandi vulcani attivi là esistenti”. Per il giudice di Monza Elena Sechi quella che la donna definiva una “battuta” era, invece, un’espressione di “chiaro ed inequivoco contenuto razzista, nel senso di pregiudizialmente ostile nei confronti di alcune popolazioni”, “carica di violenza” e idonea a “propagandare l’avversione contro i meridionali“.

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