Condanne dai 12 fino ai 20 anni per associazione mafiosa e favoreggiamento. Sono queste le richieste di condanna avanzate dalla pm Francesca Dessì nei confronti dei 14 appartenenti ai clan trapanesi finiti in manette nel corso dell’inchiesta Anno Zero. La richiesta dell’accusa è arrivata dopo una requisitoria durata tre udienze nell’ambito del processo con rito abbreviato davanti al gup, Cristina Lo Bue, mentre altri arrestati hanno optato per il rito ordinario e sono quindi sotto processo davanti ai giudici del Tribunale di Marsala.

Alla sbarra sono finiti 14 tra boss, gregari e favoreggiatori delle famiglie mafiose, compresa quella del latitante Matteo Messina Denaro. Le richieste più alte sono quelle avanzate nei confronti Vincenzo La Cascia, capomafia del clan di Campobello di Mazara del Vallo, e Raffaele Urso, l’altro boss di Campobello attualmente in regime di carcere duro, per cui sono stati chiesti 20 anni di carcere al 41-bis. Nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo si decide anche sulle pene nei confronti di Nicola Accardo, capomafia di Partanna in regime di carcere duro per cui sono stati chiesti 16 anni, Antonino Triolo (14 anni), Calogero Guarino (12), Giuseppe Tilotta (16), Leonardo Milazzo (12), Paolo Buongiorno (12), Andrea Valenti (16), Filippo dell’Aquila (12), Angelo Greco (14) e Mario Tripoli (8). Per Bartolomeo Tilotta e Giuseppe Rizzuto, accusati invece di favoreggiamento, la richiesta è di due anni. Un totale di 176 anni di reclusione.

Nel processo con rito ordinario, invcece, gli imputati sono 18. E a giudizio è finito anche Rosario Allegra, marito della sorella del boss, Giovanna Messina Denaro, che al momento è ricoverato in gravi condizioni in ospedale dopo essere stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa ed essere stato detenuto al 41-bis. Alla scorsa udienza, proprio a causa della malattia di Allegra, il dibattimento è stato rinviato. Imputato anche l’altro cognato del capomafia latitante Gaspare Como, anche lui al carcere duro. Secondo l’accusa, quest’ultimo sarebbe stato designato da Matteo Messina Denaro, per un certo periodo, quale “reggente” del mandamento di Castelvetrano.

L’inchiesta Anno Zero aveva portato in totale a 22 arresti e tra i provvedimenti emessi c’era anche quello nei confronti di Matteo Messina Denaro che, in quanto irreperibile, ha visto la sua posizione stralciata dal processo agli altri affiliati, con udienza rinviata al 21 febbraio 2020. Nell’inchiesta è emerso l’interesse del clan anche nel settore delle scommesse on line, oltre ai reati di estorsione e danneggiamenti.