Un altro colpo alla ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, sfruttando la presa di posizione di tre ex generali che non saranno presenti alla parata del 2 giugno. E poi l’apertura del fronte della giustizia usando come grimaldello il “caso Palamara”. Matteo Salvini, in tour elettorale a Potenza in vista dei ballottaggi del 9 giugno, spiega che parteciperà alla parata della Festa della Repubblica: “Sono al fianco delle nostre forze armate in Italia e nel mondo. E penso che sia dovere di un ministro essere sempre e comunque al fianco delle proprie donne e dei propri uomini. Se qualcuno non c’è, evidentemente, è perché non ha sentito sempre questa presenza e questa vicinanza”. 

Il riferimento è all’assenza dei generali Vincenzo Camporini, Mario Arpino e Dino Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica. Camporini ha motivato la sua assenza in via dei Fori Imperiali con le “disattenzioni del governo nei confronti dei temi della Difesa”, mentre Arpino se l’è presa con la campagna sui tagli alle pensioni d’oro definendola una “gogna mediatica, odio di classe”. Triarico, invece, ha accorpato i due temi parlando di “ipocrisia” nel partecipare e applaudire i “nostri soldati in compagnia di soggetti che stanno contribuendo a un progressivo e, per certi versi, irreversibile indebolimento delle Forze Armate”. 

Salvini non ha solo ‘stuzzicato’ per l’ennesima volta il ministro Trenta, già più volte finita al centro dei j’accuse del leader leghista e che venerdì parlando della Difesa e dell’Ambiente aveva detto “ci sono problemi”, ma ha cavalcato anche un altro tema di cronaca, quello dell’inchiesta sul pm Luca Palamara e alcuni membri del Consiglio superiore della magistratura che intreccia corruzione e la partita delle nomine di procuratore capo a Roma e Perugia. “Spero i magistrati non mi indaghino anche per la nave della Marina militare che ha salvato i migranti e che sta andando a Genova. Ma li vedo molto impegnati a indagarsi tra loro, forse mi lasceranno in pace”, è stato il ponte per introdurre l’altro tema. 

Secondo il ministro dell’Interno, infatti, la riforma della giustizia è “urgente” e, pur specificando di non voler entrare nel merito, ha detto, “da cittadino italiano, non è normale che ci siano magistrati che indagano altri magistrati e che ci siano accuse di corruzione su chi dovrebbe giudicare i cittadini”. Quindi: “Spero che emergano in fretta eventuali responsabilità. La riforma della giustizia, al servizio dei cittadini, è un’emergenza in questo Paese”.

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