Le previsioni sull’andamento economico dell’Italia non sono rosee. La bassa crescita si tradurrà in scarse entrate fiscali per lo Stato, che dovrà comunque affrontare spese non comprimibili e tenderà di conseguenza a ridurre gli investimenti, in un circolo vizioso che “pone a sua volta le basi per una minore crescita in futuro”. E’ l’avvertimento lanciato dalla Corte dei Conti nel Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica, presentato mercoledì, in cui si sottolinea anche che “la tenuta degli obiettivi concordati” con l’Ue “appare essenziale al fine di evitare l’apertura di una procedura d’infrazione, al momento rinviata”.

Un quadro che porta i magistrati contabili ad auspicare che gli eventuali risparmi rispetto al finanziamento in deficit del reddito di cittadinanza non siano utilizzati per nuove spese ma vengano impiegati per “ridurre il disavanzo e rientrare dal debito“. Quanto all’altra misura bandiera inserita nell’ultima manovra, quota 100, il giudizio è che si tratta di un intervento sperimentale che avvantaggia solo alcune categorie e “occorrerebbe offrire una maggiore uniformità nelle regole sull’età di uscita e, pur nella flessibilità, preservare gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema”.

“Le previsioni di crescita di medio termine dell’economia italiana non prospettano per ora spazi di accelerazione significativa delle entrate”, è la premesa. Questo andamento “può innestare un circolo vizioso” per cui, “a fronte di una scarsità di risorse indotta (anche) dalla bassa crescita e di spese percepite nell’immediato come non comprimibili, la continua riduzione degli investimenti pone a sua volta le basi per una minore crescita in futuro”.

Il reddito di cittadinanza “risponde all’esigenza, acuita dalla crisi, di contrasto alla povertà. Tuttavia, il finanziamento in deficit di tale misura è motivo di preoccupazione per gli equilibri di bilancio di medio termine, date le condizioni di elevato debito pubblico. La previsione di un meccanismo di salvaguardia, il ‘blocco’ delle domande e la rimodulazione dell’ammontare del beneficio in caso di esaurimento delle risorse disponibili per l’esercizio, è quindi importante per il controllo dei saldi”. Ma “un eventuale minor esborso rispetto alle stime originarie”, che il Movimento 5 Stelle punta a impiegare per misure di sostegno alle famiglie, “andrebbe utilizzato, almeno sotto lo stretto profilo della sostenibilità dei conti pubblici, per ridurre il disavanzo e rientrare dal debito“. Sullo sfondo, “nonostante l’attenzione posta nel disegnare l’impianto del Reddito di cittadinanza e la previsione di un sistema di vincoli e sanzioni potenzialmente efficace nel contrastare gli abusi, resta la preoccupazione che in un contesto, come quello italiano, in cui è elevata la quota di economia sommersa e sono bassi i livelli salariali effettivi, l’Rdc possa scoraggiare e spiazzare l’offerta di lavoro legale“.

Per quanto riguarda le pensioniQuota 100 ha posto sotto i riflettori l’esigenza di “un maggior grado di flessibilità del requisito anagrafico di pensionamento” ma “sarebbe necessaria una soluzione strutturale e permanente, più neutra dal punto di vista dell’equità tra coorti di pensionati e tale da preservare gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema” e definire “un quadro di certezza e stabilità normativa. Un quadro che dovrebbe essere in grado di offrire una ‘sostenibile normalità’ alle nuove generazioni, ai lavoratori più anziani, alle imprese, agli investitori internazionali interessati ad avviare attività economiche nel nostro Paese per i cui piani industriali rileva la prospettiva degli oneri sociali”. Le misure dovrebbero essere ispirate “ad un corretto bilanciamento delle esigenze delle generazioni presenti e di quelle future”.

Rispetto al periodo precrisi, conferma il rapporto, gli investimenti pubblici in Italia sono crollati. Il confronto tra il 2007 e il 2018 mostra una riduzione del 31%. E “il fatto che lo stock di capitale si stia deteriorando è anche importante dal punto di vista dei rapporti intergenerazionali. Il tema è quello dello stock di capitale trasmesso alle prossime generazioni, a fronte del debito pubblico che queste ricevono. Tuttavia “i dati di cassa degli Enti territoriali relativi ai pagamenti del 2018 per la spesa di investimento sembrano offrire un timido segnale di inversione di tendenza. Le Regioni, i Comuni e le loro Unioni, le Province e Città metropolitane hanno pagato spesa in conto capitale nel 2018 per 23,9 miliardi con un incremento rispetto al 2017 del 7,7 per cento” e complessivamente la spesa per investimenti si è attestata a circa 15 miliardi, segnando un incremento rispetto all’anno precedente del 6,6 per cento. I buoni risultati di cassa “potrebbero riflettere, limitatamente agli Enti locali, anche la parziale efficacia della misura di sblocco degli avanzi ai fini dell’equilibrio di finanza pubblica”. Una misura “che investe, ancor prima che il piano contabile/finanziario, il profilo istituzionale dei rapporti tra i livelli di governo alla luce delle recenti sentenze della Corte costituzionale, nonché politico in considerazione delle forti pressioni da parte del mondo delle autonomie al fine di ottenere un alleggerimento dei vincoli di finanza pubblica, ritenuti da tempo eccessivamente stringenti”.

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