Niente rimpasto dopo il voto. Lo ha detto due giorni fa Giancarlo Giorgetti, lo ribadisce oggi Luigi Di Maio. “Non ho mai capito perché le elezioni europee dovrebbero cambiare il Parlamento italiano. M5S ha il 36% del Parlamento italiano, ha la maggioranza assoluta in Consiglio dei ministri e così rimarrà, io non intenzione di parlare di poltrone da lunedì ma di chiedere abbassamento delle tasse per le imprese e per le famiglie, salario minimo orario da realizzare, il decreto Famiglia, la legge sul conflitto di interessi per aiutare gli imprenditori onesti, che sono la maggioranza di questo Paese”, ha detto il leader del Movimento 5 stelle nell’ultimo giorno di campagna elettorale.

Stesse parole, più o meno, di quelle usate dal potente sottosegretario leghista. “Se cambiano gli equilibri (tra Lega e M5s, ndr) la mia priorità è la flat tax”, aveva detto Giorgetti il 22 maggio. E infatti Di Maio è alla Lega che lancia un messaggio: “Se ogni giorno la Lega minaccia la crisi di governo allora devo pensare che stia chiedendo il voto per aprire la crisi lunedì”, attacca il ministro dello Sviluppo Economico. Secondo il quale, la pace all’interno dell’esecutivo può tornare “se la Lega assume posizioni più ragionevoli. Sulla corruzione non si può chiedere al M5s di stare zitto se il sottosegretario Siri era indagato. E’ da lì che sono nate le tensioni. Come non ci possono chiedere di abolire l’abuso di ufficio”. Dichiarazioni alle quali Matteo Salvini risponde con una smentita: “Se voglio fare cadere il governo? Sono fantasie, io rispondo coi fatti, col lavoro“, dice il ministro dell’Interno ai giornalisti che gli chiedono se voglia portare più voti possibili alla Lega per buttare giù il governo. “Non rispondo al nulla”, dice.

Le accuse di Di Maio, infatti, sono circoscritte:  “Qualcuno pensa che da lunedì cambi tutto da un punto di vista dei rapporti, io invece dico che per me questo governo deve andare avanti ma, se un ministro dice ‘aboliamo il reato di abuso d’ufficio e ha il governatore della Lombardia della Lega indagato per abuso d’ufficio, qui sembra di tornare all’epoca della leggi ad partitum. Prima erano ad personam adesso si vogliono fare ad partitum“. Di Maio ha anche immaginato – provocatoriamente – un futuro senza 5 stelle al governo: “Immaginate per un attimo come sarebbe l‘Italia senza il MoVimento 5 Stelle: avremmo Berlusconi ministro della Giustizia, ci sarebbero ancora i condannati nella pubblica amministrazione e i parlamentari avrebbero uno stipendio più alto come aveva proposto il Pd”. Così su Facebook il vicepremier e leader M5S Luigi Di Maio. “Per fortuna – aggiunge – è una situazione che possiamo solo immaginare, e vi prometto una cosa: abbiamo ancora 4 anni di lavoro al governo, non li faremo tornare”.

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