Uccisi da un selfie. Nel mondo, in 6 anni, 259 persone sono morte per scattarsi un selfie in una situazione estrema o pericolosa al solo fine di rendere pubblica la propria immagine. Più del 70% delle vittime erano giovani sotto i 30 anni. Complessivamente, 76 giovani avevano tra i 10 e i 19 anni, in 106 avevano tra i 20 e i 29 anni. Sono questi i numeri raccolti nel Rapporto Italia 2019 dell’Eurispes ed emersi da uno studio dell’India Institute of Medical Sciences di Nuova Delhi.

Delle 259 vittime totali, 153 sono uomini, 106 sono donne. La maggior parte delle morti sono incidentali. L’Eurispes rileva che l’84% degli incidenti sono legati a “giovani tra 10 e 29 anni che non hanno calcolato bene i rischi”. Tra le cause di morte, in particolare, il rapporto segnala che “70 persone sono annegate, 51 sono rimaste vittime di incidenti legati a mezzi di trasporto (per lo più treni), 48 sono state le cadute sfidando la legge di gravità; 48 persone sono rimaste bruciate, 16 fulminate da scariche elettriche, 11 colpite da arma da fuoco, 8 vittime di attacchi da parte di animali selvatici”.

Tutti rischi, questi, alimentati da alcune tendenze dei social network. Digitando su Instagram l’hashtag #extremeselfie spuntano più di 11.500 post di persone che si sono scattate foto in luoghi e condizioni a dir poco pericolose. In bilico su una roccia precaria in cima a uno strapiombo, aggrappati ai tiranti di un ponte sospeso, oppure in equilibro sul parapetto del terrazzo di un grattacielo. Ma c’è anche di peggio, come chi cavalca un auto in corsa come fosse una tavola da surf: il numero di like è correlato al grado di pericolosità.