Il personale “non essenziale” presente nell’ambasciata americana di Baghdad e nel consolato di Erbil devono lasciare il Paese. L’ordine è arrivato dal Dipartimento di Stato americano che, tramite il profilo Facebook dell’ambasciata Usa in Iraq, ha aggiunto che “i normali servizi di visto saranno temporaneamente sospesi in entrambi i siti. Il governo degli Stati Uniti ha limitato la fornitura di servizi di emergenza ai cittadini statunitensi in Iraq”, raccomandando ai dipendenti “di prendere un aereo di linea il prima possibile“. La decisione arriva dopo che il segretario di Stato Americano, Mike Pompeo, aveva annullato, il 7 maggio, l’incontro in programma con la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il ministro degli Esteri, Heiko Maas, per volare con urgenza nella capitale irachena. Emergenza legata all’intensificarsi delle tensioni tra Iran e Stati Uniti dopo la rottura americana dell’accordo sul nucleare e al rischio di ritorsioni da parte di Tehran e dei gruppi sciiti collegati alla Repubblica Islamica in Iraq.

Negli scorsi giorni, Washington ha fatto aumentare la pressione sull’Iran, accusandolo di preparare “attacchi” contro gli interessi statunitensi in Medio Oriente e rafforzando la presenza militare nel Golfo. Parole che vanno a riscaldare il clima già teso dopo le accuse all’Iran seguite agli atti di sabotaggio denunciati da due petroliere saudite, Paese alleato degli Usa. Le valutazioni svolte dalle forze armate statunitense indicano, secondo quanto riportato dai media che citano fonti americane, che l’esplosivo usato contro le navi è iraniano. L'”attacco” è avvenuto in acque territoriali degli Emirati Arabi Uniti e proprio Abu Dhabi ha chiesto agli Stati Uniti supporto nelle indagini.

La nuova escalation di tensione ha trovato altro carburante anche nelle ultime indiscrezioni diffuse dal New York Times, secondo cui il nuovo segretario della Difesa Usa, Patrick Shanahan, starebbe preparando il dispiegamento di 120mila soldati in Medio Oriente nel caso in cui l’Iran dovesse sferrare attacchi contro obiettivi americani o vi fossero evidenze riguardo a una ripresa della produzione di armi nucleari. I timori degli Usa nascono, secondo la Cnn, da rivelazioni dei servizi segreti che parlano di missili balistici a corto raggio iraniani spostati a bordo di barche nel Golfo Persico.

Gli Stati uniti avevano già annunciato che un gruppo di navi d’assalto guidato da portaerei e una task force di bombardieri sarebbe stato inviato nel Golfo per mandare un messaggio “chiaro e inequivocabile” all’Iran e in supporto della missione della portaerei Abraham Lincoln, già presente nelle acque mediorientali.

Il consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, aveva detto che il dispiegamento è una risposta a una “serie di segnali e avvertimenti preoccupanti in intensificazione. Gli Stati Uniti non cercano la guerra con il regime iraniano, ma siamo pienamente preparati a rispondere a qualunque attacco, sia per conto di Teheran che da parte del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamiche o delle forze regolari iraniane”.

Che la situazione stesse degenerando lo si era intuito già una settimana fa, quando fonti del governo iracheno hanno rivelato ad Afp che la visita a sorpresa di Pompeo del 7 maggio, che ha poi incontrato il primo ministro iracheno, Adel Abdel Mahdi, era legata a “pressanti questioni di sicurezza” legate ai rapporti sempre più tesi tra Washington e Teheran.

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