Alcuni vigili del fuoco in provincia di Bergamo hanno impegnato un’autoscala per raggiungere uno striscione di contestazione a Matteo Salvini. I pompieri, che sono benemeriti, dovrebbero provare vergogna per queste azioni di ripulitura cui sono stati chiamati. Immagino invece che sarà piena di onori la direttrice di Rai Uno che ha revocato tre serate a Fabio Fazio in quanto sta sui coglioni al Salvini medesimo. “La Rai è pagata con i soldi degli italiani”, ha detto il nostro conducator leghista, senza aver paura di fare scompisciare dalle risate un popolo intero.

Lui infatti viene pagato dagli italiani da quando, nullafacente, fu eletto nel consiglio comunale di Milano. Da allora non un euro è entrato nelle sue tasche grazie a un lavoro normale. I suoi quindicimila euro mensili rappresentano, da un ventennio, la remunerazione che gli italiani versano sul suo conto immaginando che la sua fatica valga a qualcosa.

E’ utile, visto il fango progressivo che copre ogni dignità e ogni verità, ricordare sempre che la prima moglie di Salvini è stata assunta dal comune di Milano (giunta Albertini); la seconda moglie dalla Regione Lombardia (giunta Maroni), la terza consorte pro tempore in ordine di apparizione, la magnifica Elisa Isoardi, è stata gratificata, nel mentre l’amore esplodeva ma per esclusivi meriti professionali, della conduzione de La prova del cuoco. E’ sempre spiacevole rievocare, ma visto che al leader leghista fa difetto il pudore, è il caso di rammentargli le notevoli coincidenze.

Ed è il caso, visto che siamo in tema, di rammentare al suo alleato, ora in funzione di oppositore elettorale, che il merito di aver divelto un sistema di potere opprimente non può valergli di fare il pesce in barile.

I cinquestelle per formare il governo si sono messi con questo tizio, conoscendo, immagino, il suo curriculum. Giacché ci siamo, rammentiamo che anche i curricula dei pentastellati sono in alcuni casi rabbrividenti. Quindi è opportuno che Di Maio, prima di scandalizzarsi, si chiarisca le idee. Se Salvini si mostra così prepotente e insofferente a ogni critica, se invece di cambiare restaura, se mette i suoi ovunque e toglie coloro che gli sono antipatici, l’unica scelta è formalizzare la crisi. Dire: sei troppo sporco per noi.

Se è invece pulito abbastanza per trascorrerci in luna di miele tutta la legislatura, stia zitto. Si tenga il potere, l’indennità e magari l’auto blu, insieme però alla vergogna.

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