In questi giorni alla biennale di Venezia c’è qualcosa di bello: si inaugura il padiglione dell’arte e della cultura romanì. In quello che sta succedendo in questi stessi giorni a Roma, da Torre Maura a Casal Bruciato, nella violenza truce volgare e vile contro  donne e bambini rom colpevoli di avere il diritto di vivere in una casa popolare anziché in una baracca tra i topi, c’è invece qualcosa di inquietante che va al di là del semplice razzismo endemico contro gli “zingari”.

C’è il riflesso di un clima generale nel nostro Paese che va dal linguaggio aggressivo e addirittura volgare della politica, ai discorsi d’odio contro immigrati, rom e sinti, diversi, alla violenza brutale dei fascisti contro immigrati, rom e sinti, che segna un cambiamento profondo nella nostra coscienza.

Quando una donna con un bambino in braccio mentre entra in casa sua – sua  perché così dicono le regole che non lei ma le istituzioni hanno stabilito – viene aggredita e insultata con le parole agghiaccianti, “ti stupro, troia”; quando di fronte a un fatto del genere i tutori della legge, i garanti della sicurezza nazionale, i tutori della salute delle persone non compiono il gesto decisivo di scendere in strada e dimostrare che non siamo tornati alle svastiche, ai manganelli, alle scritte sui negozi ebrei, al rogo dei libri, io credo che si sia incrinato il concetto di civiltà che dovrebbe governare la nostra convivenza.

Politici e media nascondono il nuovo fascismo dietro il disagio delle periferie, diventate il nuovo banco di prova dell’ipocrisia nazionale magari soltanto per un miserabile calcolo elettorale che giustifica razzismo e violenza fascista con l’abbandono di cui tutti sono responsabili tranne i rom e i sinti.

Bisogna però evitare un’altra ipocrisia e cioè che si faccia finta di non sapere come e perché siamo arrivati a questo punto. Nel 2007 a Opera venne allestito dai Comuni di Milano e di Opera, città governata da sempre dalla sinistra, un centro temporaneo di accoglienza per una piccola comunità di rom rumeni. Una spedizione punitiva condotta da due consiglieri comunali, il leghista Ettore Fusco e Alberto Pozzoli di Alleanza Nazionale, incendiò le tende e costrinse le istituzioni ad arretrare, il leghista divenne, ovviamente, subito sindaco. Seguì nel 2008 l’omicidio della signora Reggiani, del quale furono accusati ingiustamente i rom e prima di attendere i risultati dell’inchiesta, il grido di dolore dell’allora sindaco Veltroni venne raccolto dal ministro dell’Interno Maroni che decretò l’emergenza nazionale (di norma consentita per catastrofi e simili) e non servì la sentenza del Consiglio di Stato che la dichiarò illegittima, perché in quel modo fu quindi servito su un piatto d’argento lo strumento sul quale un consigliere comunale di Milano costruì con pazienza e costanza la sua fortuna spostando dai meridionali (i napoletani puzzano) ai rom e ai migranti tutta la sua affettuosa attenzione fino diventare quel ministro dell’Interno che non è in grado di garantire il rispetto della legge quando si tratta di “zingari”.

Dal piccolo corteo contro i rom del ponte di Bacula a Milano fino alla “ruspa” e a “campi rom zero” è stato un lungo percorso di una decina d’anni, un costante iniettare su un terreno già fertile per l’antico pregiudizio antizigano odio misto a minacce, su cui in tanti hanno raccolto:  dai sindaci col fucile, a quelli che apponevano al loro borgo i cartelli “vietato agli zingari”, a politici ignoranti che hanno inventato il neologismo “dovete ‘nomadare’”, fino ai fascisti di CasaPound.

Io non credo proprio che il ministro che vuol riaprire le case chiuse, chiudere la porta ai disgraziati del mondo, castrare i delinquenti sessuali, mettere il grembiule ai nostri bambini, che sceglie i fascisti per pubblicare il suo pensiero, che non chiude la sede dei fascisti, rappresenti come lui va in giro a dire 60 milioni di italiani onesti.

Io credo che certo la grande maggioranza di coloro che si riconoscono in lui sono persone oneste ma la domanda che voglio rivolgere a queste persone oneste è: calpestare il pane, minacciare di sgozzare i bambini e di stuprare le donne, tutto questo fa parte della nostra idea di vivere civile, di convivenza, di umanità, quell’idea che cerchiamo di esprimere nella nostra arte nel padiglione di Venezia e che i nostri ragazzi del Movimento Kethane Rom e Sinti per l’Italia oppongono a un manipolo di fascisti che impunemente offende minaccia e aggredisce offrendo il pane e passando la notte con quelle donne e quei bambini?

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