Otto indagati. Per ora. Tanti sono gli ultras della Lazio sotto inchiesta a Milano per il blitz neofascista di ieri vicino a Piazzale Loreto, dove hanno esposto uno striscione in cui era scritto “Onore a Benito Mussolini” firmato Irriducibili, gruppo storico della Nord laziale, accompagnando la sceneggiata con tanto di saluti fascisti. Il capo del pool antiterrorismo, Alberto Nobili, d’intesa col procuratore Francesco Greco, ha aperto un’inchiesta per manifestazione fascista.

Il numero di supporters bianco-celesti potrebbe però salire, visto che ieri erano 22 i sospettati dalle autorità di aver preso parte al blitz. Ad aiutare le indagini potrebbero essere anche gli appunti di alcuni passanti che si sono annotati i numeri di targa delle auto degli ultrà. Tra di loro, si sospetta vi siano anche alcuni tifosi dell’Inter che con la Lazio condividono un gemellaggio che va avanti dagli anni 80. Un tifoso nerazzurro è stato denunciato perché trovato in possesso di un manganello.

Gli inquirenti hanno anche intenzione di valutare in un quadro complessivo diversi episodi legati al tifo da stadio, messaggi pseudo-politici e violenza fisica per verificare se possano essere contestate ipotesi di associazione per delinquere finalizzata, ad esempio, alla rissa, alle lesioni ma anche alle manifestazioni fasciste. Uno dei fatti che potrebbero essere presi in esame è la rissa tra ultrà interisti (con loro anche tifosi del Varese e del Nizza, gemellati) e quelli napoletani in via Novara, a circa due chilometri da San Siro, nella quale il 26 dicembre scorso è morto Daniele Belardinelli. La Digos in questi mesi ha già raccolto esiti di accertamenti su gruppi organizzati di tifosi violenti e queste analisi dettagliate verranno valutate dagli investigatori. Gli inquirenti monitorano con attenzione anche l’attività di proselitismo che i capi delle curve spesso fanno sui giovanissimi per spingerli a compiere anche azioni violente.

Conte: “Episodi inqualificabili”. Salvini: “Oggi 4 striscioni su mia morte, ma non frigno”
“Sono episodi inqualificabili che vanno contrastati applicando le leggi che già ci sono e rafforzando, quando necessario, i presidi di legalità e l’efficienza dell’apparato sanzionatorio”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un’intervista a Repubblica. “Ma questi fenomeni – continua – si combattono ancora più efficacemente diffondendo, soprattutto nelle scuole, la cultura del dialogo e del rispetto della persona”.

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha chiesto maggiore vicinanza da parte del mondo del calcio quando si verificano episodi di questo genere: “Rispetto a ieri devo dire che mi aspetterei dal mondo del calcio una presa di posizione chiara“, ha dichiarato a margine della deposizione delle corone di fronte a Palazzo Marino in occasione del 25 aprile. “Non ho sentito ieri chissà quali condanne – ha concluso – Se il calcio è sacro, per così dire, c’è qualcosa che lo è molto di più”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, evita di entrare nella polemica e invita a non drammatizzare: “Stamattina mi sono alzato con quattro striscioni che inneggiano alla mia morte – ha detto incontrando la stampa al commissariato di Corleone, in provincia di Palermo – Ma non sono qui a piangere e a frignare. Anzi, fossi nello spirito dei partigiani quei quattro deficienti prenderebbero degli schiaffoni”.

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