Il piccolo Alex può tornare a casa. Quattro mesi fa, il bimbo, di appena due anni, aveva subito con successo un trapianto di midollo con le cellule prese dal papà. Un intervento rischioso e difficile compiuto dall’equipe dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, che lo ha salvato da un’immunodeficienza rara che non poteva essere trattata altrimenti. Oggi, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, è finito il periodo di trattamento intensivo seguito all’operazione.

“Ha un sistema immunitario perfetto”, annuncia Franco Locatelli, l’oncoematologo che ha seguito il bambino passo dopo passo, “le cellule del donatore si sono del tutte sostituite a quelle malate che non avrebbero consentito ad Alex di sopravvivere”. Ora le cure sono davvero finite. Per lui solo controlli periodici. Alessandro Maria Montresor potrà passare la Pasqua in Inghilterra, dove abitano i genitori, entrambi italiani.

Il reparto del professor Locatelli è riconosciuto tra i migliori al mondo. Ha curato altri cinque bambini con la stessa immunodeficienza di Alex, con percentuali complessive di guarigione del 90%. La malattia, chiamata linfoistiocitosi emofagocitica, richiede un donatore con un’alta compatibilità. Per il bambino, a novembre 2018, c’era stata una vera e propria corsa contro il tempo: più di duemila persone erano corse a verificare la compatibilità del proprio midollo. Alla fine, l’unico che si era rivelato parzialmente idoneo era stato il papà, Paolo. “Credo sia la stessa emozione che provano le mamme quando partoriscono – aveva detto il padre alla fine dell’intervento – anche io da padre posso dire di averlo fatto rinascere“.

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