Il Giro della Sicilia lo ha vinto il giovane americano Brandon McNulty. I 708 chilometri della rediviva corsa ciclistica isolana ci hanno consegnato il successore di Beppe Saronni (nel 1977) ma non solo. Hanno ridato vigore a una tifoseria che cova una ardente passione per il ciclismo, una brace che la cenere accumulatasi in 42 anni non ha spento. Il mantice di Rcs ha soffiato grazie alla forza economica messa a disposizione dalla Regione Sicilia, che sul ciclismo ha investito. La rinascita del Giro di Sicilia, il ritorno del Giro d’Italia l’anno prossimo e addirittura il big start della Corsa Rosa nel 2021.

La strada ha premiato l’impronosticabile McNulty, ma a vincere la vera scommessa sono stati in tanti; su tutti quelli che ci hanno creduto e che, soprattutto, crederanno sempre nella promozione di un territorio attraverso lo sport. Il Giro di Sicilia di quest’anno è stato quasi un’edizione zero, grazie alle squadre e ai corridori che hanno deviato il programma stagionale venendo a correre qui. Hanno fatto la gioia dei tifosi che nonostante un tempo da classiche del Nord sono stati presenti sulle strade. Quelli che nonostante le tappe infrasettimanali sono scappati dall’ufficio prima pur di vedere l’arrivo, i ragazzini che hanno trascinato genitori e nonni fra i bus delle squadre per conquistare un cimelio, un autografo, un saluto dal ciclista preferito. La normalità del ciclismo, è vero, ma nulla era più scontato dopo 42 anni, e non era per nulla semplice organizzare così bene in così poco tempo.

Sì, io dico che è stato un successo, i campioni verranno perché i percorsi sono stimolanti e probanti. La Sicilia del ciclismo ha risposto presente, circondando il gruppo con le sue bellezze mozzafiato: il mare, il barocco, l’Etna e l’affetto della gente. Le cartoline che mi restano di questo Giro di Sicilia sono emblematiche nella loro semplicità: il tifo per i corridori di casa, Francesco Romano, Paolo Baccio, Pierpaolo Ficara e Giovanni Visconti. Proprio quest’ultimo, palermitano tre volte campione italiano, ha lottato e stretto i denti, anche grazie alle sapienti cure dell’ex ciclista di Cammarata, Domenico Agosta. E Paolo Tiralongo, avolese, che sull’ammiraglia del Team Uae Emirates ripassava con la mente percorsi già spianati in sella.

Ci sono state le lacrime della general manager dell’azienda produttrice delle maglie ufficiali. Lei, imprenditrice del Nord che ha creato le maglie dedicandole al sole, al mare, al pistacchio e alle arance della Sicilia pensando alla mamma siciliana che la portava in vacanza sull’isola. Un applauso grande ai volontari e alle forze dell’ordine che si sono appostati a controllare ogni traversa per garantire la sicurezza degli atleti. Dall’alto del vulcano più alto d’Europa è possibile provare ad allungare lo sguardo per scorgere il futuro di questa corsa e nonostante la nebbia lo vedo: è radioso.