Non c’è pace nella federazione calcistica tedesca (DFB, Deutscher Fußball-Bund). Il presidente Reinhard Grindel ha rassegnato le dimissioni a causa di un orologio regalato da un oligarca ucraino e di alcuni pagamenti nascosti alla federazione. L’ex politico CDU e giornalista dell’emittente pubblica ZDF era arrivato alla DFB dopo Wolfgang Niesbach, dimessosi in seguito allo scandalo sull’assegnazione dei mondiali del 2006 alla Germania, che aveva portato ad un’indagine per sospetta compravendita di voti e corruzione.

Grindel ha deciso di rassegnare le dimissioni a causa di un orologio da 6mila euro ricevuto il giorno del compleanno che ha messo in dubbio la trasparenza del presidente e non rientrerebbe nei criteri accettati dalla DFB. Infatti, il donatore è Grigori Surkis, membro esecutivo del Uefa e proprietario della Dinamo Kiev, che nel 1995 salì agli onori della cronaca per un tentativo di corruzione dell’arbitro che portò la sua squadra all’estromissione dalla Coppa Campioni per  un anno.

“Per me, questo è stato un puro regalo privato, senza alcuna relazione con la federazione ucraina o con un’impresa commerciale. Era una cortesia accettare questo regalo”, ha dichiarato Grindel nella conferenza stampa in seguito alle dimissioni, ma questo non è bastato all’ex giornalista, arrivato a capo della DFB nella speranza di dare un nuovo corso all’associazione e renderla più trasparente e aperta. Non a caso era stato nominato anche presidente della commissione Uefa per la governance e la conformità.

All’orologio tra l’altro si aggiungono dei pagamenti nascosti per 78mila euro provenienti da una società controllata dalla stessa DFB. Infatti, il presidente, oltre a ricevere uno stipendio di 14.400 euro mensili, di cui la metà come indennità per la “perdita” di guadagno da ZDF, avrebbe ottenuto 78mila euro dalla DFB Medien Gmbh per presenziare a due riunioni tra luglio 2016 e luglio 2017. Soldi che continuavano ad arrivare anche quando il presidente della federazione era nel board di Fifa e Uefa e riceveva 500mila euro annui.

Ma la storia dell’orologio e dei rimborsi è solo l’epilogo della storia di un uomo che, in poco più di due anni, aveva fatto storcere il naso a diversi membri della federazione per le sue uscite e per la condotta non sempre molto chiara. Iniziando dalle aspre critiche rivolte all’allenatore della nazionale Joachim Löw, a quelle sul ritiro dalla nazionale di Mate Hummels, Thomas Müller e Jerome Boateng, fino alle sue posizioni sul ritiro dalla Mannschaft di Mesut Özil.

Il giocatore tedesco di origine turche se ne andò sbattendo la porta e accusando di razzismo il mondo del calcio tedesco e soprattutto Grindel, reo di non averlo difeso e di aver chiesto una dichiarazione pubblica a seguito di una foto con Raceep Tayip Erdogan, oltre ad aver spinto il ct della nazionale a metterlo fuori rosa. Con le dimissioni di Grindel, dopo nemmeno tre anni la DFB è di nuovo alla ricerca di un presidente e, dopo i due dimissionari per sospetta corruzione, la leader dei Verdi Annalena Baerbock, si augura che questa volta sia una donna a guidare la federazione.

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