Stefano Rodotà? Gli ho voluto bene, l’ho stimato, ma il suo nome come presidente della Repubblica nell’aprile del 2013 era richiesto dalla piazza, da Grillo e dalla rete, mentre in quegli stessi giorni i 5 Stelle si rifiutavano di avere incontri con qualsiasi gruppo parlamentare“. Così, a Otto e Mezzo (La7), il deputato di Liberi e Uguali, Pier Luigi Bersani, risponde al giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, circa il mancato sostegno del Pd al nome di Stefano Rodotà come capo dello Stato nel 2013.
Scanzi ha dedicato al giurista un capitolo nel suo ultimo libro, “La politica è una cosa seria”, raccontando minuziosamente i travagliati giorni dell’elezione del presidente della Repubblica, dal 18 al 20 aprile 2013. Dalle Quirinarie promosse dal M5s i nomi più votati furono nell’ordine: Milena Gabanelli, Gino Strada, Stefano Rodotà. I primi due declinarono, a differenza di Rodotà.

Bersani contesta il metodo che fu avanzato dai 5 Stelle per proporre il nome del presidente della Repubblica: “Voi pensate che il Parlamento avrebbe potuto accettare una cosa del genere? Ma se domani vengono mille persone a gridare il nome di Salvini come presidente della Repubblica, lo accettiamo? Mi dispiace che Rodotà non ci sia, ma io mi sono stupito che non fosse stato Rodotà stesso a dire: ‘Ragazzi, ok, ma non così’“.
E legge uno stralcio di una sua lettera inviata l’8 aprile 2013 a Repubblica, in risposta a un editoriale critico di Eugenio Scalfari: “Io scrissi: ‘Io ci sono, se sono utile. Non intendo certo essere di intralcio. Esistono altre proposte che, in un Paese in tumulto, non contraddicano l’esigenza di cambiamento e che prescindano dalla mia persona? Nessuna difficoltà a sostenerle'”.

“Me lo ricordo – replica Scanzi – E mi ricordo anche che, quando ci fu lo streaming che vide il peggio del M5s, Bersani non propose un’alleanza, ma un governo Pd con appoggio esterno, tanto che a luglio del 2013 andò alla Festa dell’Unità di Cremona e disse: ‘Non son mica matto, non volevo fare un’alleanza con Grillo’. E lì ci fu l’ovazione della folla. Quindi, anche Bersani si muoveva camminando sulle uova. C’era un’antipatia enorme reciproca tra Pd e M5s”.
“E’ vero, però quell’accordo poteva cambiare tutto“, commenta Bersani.

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