Per alcuni di loro non si sono aperte le porte del carcere non perché non ci fossero elementi gravissimi, ma solo perché il giudice, in una sorta di contrappasso, ha pensato che, per i furbetti del cartellino in servizio all’ospedale San Rocco di Sessa Aurunca, la misura più adeguata non fosse l’arresto ma imporgli “di svolgere con regolarità e continuità la loro attività lavorativa… ” con l’obbligo di firma prima e dopo l’ingresso nell’ospedale dove di fatto erano fantasmi.

Il gip: “Superficialità e pochezza etica”
Il gip di Santa Maria Capua Vetere, Rosaria Dello Stritto nelle 260 pagine di misura cautelare stigmatizza il comportamento di camici bianchi e personale amministrativo e scrive nero su bianco che il carcere, come aveva chiesto la procura, per alcuni degli indagati sarebbe stata la misura “proporzionata” alla gravità dei fatti. “Ci troviamo al cospetto di soggetti la cui spinta delinquenziale non è determinata né da necessità economica né dal contesto socio-ambientale di provenienza, bensì dalla superficialità, dalla pochezza etica e dalla mancata consapevolezza della delicatezza e vitale importanza delle funzioni ad essi demandate”. Trai 28 indagati, ricorda il giudice, ci sono 14 dirigenti medici dislocati in reparti di estremo rilievo come Anestesia e Rianimazione, Pediatria, Psichiatria, Chirurgia d’urgenza e Farmacia. Tutti gli indagati “non hanno contezza di essere chiamati ciascuno nel proprio ruolo, a salvaguardare il più importante trai beni costituzionalmente protetti” ovvero la salute.

“Sconcerto per spavalderia e spregiudicatezza”
Senza contare che avevano creato un patto e un “sistema così collaudato, sistematico e diffuso” da poter contestare l’associazione a delinquere. “Destano enorme sconcerto la frequenza, la disinvoltura, la spavalderia, il sollazzo e la spregiudicatezza con cui vengono poste in essere le condotte contestate” scrive il gip che riporta alcune intercettazioni tra gli indagati tra cui quella tra due dirigenti: “…Qua o ci arrestano a tutti quanti (ride), o stiamo tutti in grazia di Dio. Tanto, come si dice, chi è senza peccato scagli la prima pietra … Quello dice che si rischia il posto di lavoro… e ho detto, e allora l’ospedale rimane vuoto, ci licenziano a tutti quanti“. Conversazione avvenuta dopo un controllo dei militari dell’Arma.

L’autista che sapeva dell’indagine e salutava la videocamera
Un atteggiamento di menefreghismo che ha il suo apice nel comportamento che viene segnalato dal gip di un autista che si era perfettamente reso conto che c’era un’indagine in corso e ha continuato ad assentarsi. L’uomo, nel maggio del 2017, ha cercato con insistenza di aprire una lampada di emergenza in cui era nascosta una videocamera piazzata dai carabinieri per riprendere i furbetti del cartellino. Ma non solo: l’uomo almeno in una occasione si è preso gioco degli investigatori. In alcune immagini è stato immortalato mentre saluta con la mano gli occhi elettronici e in un altro mentre alza il badge in alto mostrandolo alla telecamera ostentando “un atteggiamento di sfida e di beffa nei riguardi delle forze dell’ordine”, in un altro caso finge di strisciare il badge. Per andare a tagliare il prato con un cespugliatore che poi si rompe. Anche se tra i casi più eclatanti di assenteismo, anche durante i turni notturni quando già il personale è a ranghi ridotti, il giudice ricorda quella del medico che risultava presente mentre era a Milano o in viaggio a Bruxelles.

“Danni di immagine, la Campania è maglia nera”
“Peraltro l’enorme disvalore delle condotte contestate discende dal fatto che esse – aggiunge il gip – non solo cagionano un rilevante danno patrimoniale di immagine all’Asl bensì sono concretamente idonee a pregiudicare il bene salute degli utenti che si avvalgono del servizio erogato da dette strutture ospedaliere. In proposito va evidenziato come la crisi del sistema sanitario campano sia un fatto tristemente notorio e sovente alla ribalta della cronaca in relazione a gravi episodi: la Campania è da decenni maglia nera per la qualità della pubblica sanità e detta situazione è certamente da ricollegare alle condizioni di degrado e di ipodotazione in cui versano molte strutture ospedaliere”. E a testimoniarlo c’è il fatto che mentre i carabinieri di Caserta notificavano le misure quelli del Nas sequestravano l’ospedale per “la presenza di molteplici e notevoli carenze strutturali, funzionali e organizzative che interessano, in particolar modo, il complesso delle sale operatorie e il servizio di Radiologia” e per “la mancanza della prevista autorizzazione all’esercizio della struttura nosocomiale”, oltre a “carenze strutturali, funzionali e organizzative”. L’ospedale, tra carenze e assenteisti obbligati a lavorare, continuerà comunque a operare.

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