Prima le foto della donna che manifesta in place Garibaldi a Nizza con una bandiera della pace, poi gli scatti della Reuters che mostrano la militante travolta dalla carica della polizia. Geneviève Legay, attivista dell’associazione Attac che da anni protesta per la tassazione delle transazioni finanziarie e in piazza sabato 23 marzo con i gilet gialli, è stata gravemente ferita dopo l’intervento delle forze dell’ordine per sgomberare la piazza dove si era radunata la folla. Il procuratore di Nizza, Jean-Michel Pretre, ha annunciato ai media francesi che è stata aperta un’inchiesta per chiarire le circostanze del ferimento.

La procura ha sequestrato le immagini video in cui si vedono i tafferugli. La donna è stata ricoverata nelle scorse ore in ospedale dopo aver battuto la testa su un palo. Secondo quanto riferito la figlia, ha riportato diverse fratture al cranio ed ematomi subdurali. La famiglia ha sporto denuncia per violenze aggravate da parte di persone investite da una carica pubblica. Legay è rappresentante per la regione di Nizza dell’associazione Attac.

Dal 17 novembre scorso, 8700 persone sono state messe in stato di fermo nell’ambito delle proteste promosse dal movimento dei gilet gialli. Ad annunciarlo in diretta a BFMTV è stata la ministra della Giustizia francese Nicole Belloubet. Finora ci sono stati duemila procedimenti giudiziari che si sono conclusi con condanne, il 40% delle quali a pene di detenzione senza condizionale. Oltre 1800 persone arrestate in occasione delle manifestazioni che si svolgono ogni sabato da quattro mesi devono ancora essere giudicate.

Sabato 23 marzo c’è stato l’atto 19 della protesta dei gilet gialli, ovvero il 19esimo sabato di seguito di manifestazioni. Dopo la decisione del presidente della Repubblica di schierare l’esercito in aiuto alle forze dell’ordine, non sono stati segnalati particolari scontri o saccheggi, anche se non sono mancate le tensioni. Con le nuove disposizioni impartite alla polizia e con i nuovi vertici nominati alla prefettura di Parigi, il centro città è stato vietato ai manifestanti, in un perimetro delineato che include l’Eliseo e l’Assemblea nazionale, oltre gli Champs-Elysées teatro della devastazione dell’atto 18. “L’ordine repubblicano è stato mantenuto”, ha esordito il ministro degli Interni Christophe Castaner parlando da place Beauvau. In totale sono state circa 40.500 le persone che hanno risposto all’appello dei leader dei gilet gialli in tutta la Francia (in aumento rispetto ai 32.000 del 16 marzo) ma ‘solo’ 5mila a Parigi (la metà di sabato scorso) secondo i dati della Prefettura: 233 gli arresti nel Paese, 96 i fermi nella capitale dove sono stati mobilitati 65mila tra poliziotti e gendarmi, oltre a 30mila vigili del fuoco. L’elemento di novità più atteso e discusso, quello dei militari dell’operazione antiterrorismo Sentinelle utilizzati per la prima volta in occasione delle manifestazioni, è passato quasi inosservato. I soldati sono stati “invisibili”, impiegati di guardia in luoghi fissi e delicati, lontani dai punti di ritrovo dei manifestanti. A Parigi, gli Champs-Elysees vietati ai manifestanti sono rimasti deserti, a parte i numerosi furgoni della polizia. Dalla piazza Denfert-Rochereau il corteo ha puntato – senza incidenti – a Montmartre, fino alla basilica del Sacre Coeur. Momenti di tensioni si sono verificati alla fine del corteo, quando intorno a boulevard de Strasbourg, non lontano da place de la Republique, i manifestanti hanno incendiato cassonetti e lanciato oggetti contro le forze dell’ordine che hanno risposto con gas lacrimogeni. Un poliziotto è stato colpito da infarto.