Le violenze dei gilet gialli fanno saltare una testa importante: quella del prefetto di Parigi. Il primo ministro francese, Edouard Philippe, ha annunciato la sostituzione del prefetto della capitale, Michel Delpuech, con Didier Lallement, già prefetto della regione Gironda (Bordeaux). Il premier ha anche annunciato il divieto di manifestazione in alcuni dei quartieri più colpiti dai disorditi: primo tra tutti gli Champs-Elysées.

Il 18esimo sabato – La decisione arriva dopo le violenze che sabato hanno sconvolto la capitale: era la diciottesima giornata di proteste dei gilet gialli. Dopo le ultime settimane di calma e di cortei con numeri ridotti, la situazione è tornata critica forse come non mai con oltre 30mila i manifestanti in strada.  Il presidente Emmanuel Macron è dovuto rientrare a Parigi tra le polemiche: ha infatti interrotto le vacanze sui Pirenei. In mattinata ha convocato una riunione urgente all’Eliseo con il premier e i ministri responsabili. Quindi è toccato a Philippe annunciare le misure del governo francese per rispondere alle violenze dei gilet, durante una conferenza stampa a Matignon, equivalente parigino di Palazzo Chigi.

“Stop manifestazione sugli Champs-Elysées” –  Philippe ha varato il divieto di manifestare nei quartieri più colpiti dalla furia devastatrice dei casseur: “Gli Champs-Elysées a Parigi, Place Pey-Berland a Bordeaux e Place du Capitole a Tolosa”, ha detto il premier, annunciando anche il rafforzamento della “dottrina in materia di ordine pubblico“. “Non confondo i casseur con la stragrande maggioranza dei gilet gialli che, tra l’altro, oggi non manifestano più“, ha continuato Philippe, sottolineando che tutti coloro che “partecipano a queste manifestazioni non dichiarate si rendono complici. La loro unica rivendicazione è la violenza”. Quindi l’espressa volontà di rendere più salate le multe per chi partecipa a manifestazioni vietate e di fornire nuovi equipaggiamenti agli agenti impegnati sul terreno, tra cui droni e mezzi video. Le misure annunciate questo pomeriggio dal premier, tra cui il licenziamento del prefetto di Parigi, sono state decise durante una riunione presieduta da Macron a fine mattinata all’Eliseo, in presenza dello stesso Philippe e con i ministri responsabili della Giustizia e dell’Interno, Nicole Belloubet, Christophe Castaner e Laurent Nunez.

“Un fallimento” –  “Quello di sabato è stato un fallimento“,  ha detto il segretario di Stato francese agli Affari Interni Nunez.  Per far fronte alla protesta 5.300 agenti erano stati mobilitati nella zona. Ma “bisogna esaminare cosa non ha funzionato”, ha dichiarato l’alto responsabile, ipotizzando possibili “difficoltà nella catena di comando” o nel “posizionamento delle forze dell’ordine”. Nunez ha quindi precisato che “l’intera catena di comando” verrà riesaminata. Intanto, secondo Le Parisien, il direttore centrale per la sicurezza pubblica ha diramato una nota a tutti i commissariati di Francia affinché si rafforzi la protezione dei parlamentari, in particolare, le loro case e i loro uffici in provincia, già colpite negli ultimi mesi da scritte ostili e danneggiamenti. La nota è stata diramata venerdì scorso, quindi prima dell’ultimo sabato nero di Parigi. Settantadue ore dopo è stato rimosso il prefetto della capitale.

Le violenze di sabato – Sabato scorso Champs Elysées, nel cuore di Parigi, sono entrati in azione i violenti a volto coperto: alcuni negozi sono stati saccheggiati. Un palazzo è stato dato alle fiamme, un bimbo salvato in extremis. Dalle immagini che circolavanono sui media transalpini si vedono i manifestanti che cercavano di attaccare un camion della gendarmeria, mentre altri provavano a rompere le barricate. La polizia ha risposto con lacrimogeni e cannoni d’acqua, mentre i black bloc hanno lanciato ciottoli e pietre. Tre automobili con agenti di polizia che si spostavano per un’emergenza sono state bersaglio di bastonate da parte di manifestanti. Armati anche di cartelli stradali divelti, gli assalitori hanno costretto le auto – che non avevano insegne della polizia all’esterno – a indietreggiare e darsi poi alla fuga.

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