È imputata per due episodi di abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle spese ‘allegre’ dell’associazione antimafia “Riferimenti”. La giornalista del TgR Erika Crispo lo ricorda e lei, attraverso il suo avvocato, tenta di impedire la messa in onda del servizio e chiede un provvedimento disciplinare nei confronti della collega. È avvenuto in Calabria dove la giornalista del TgR la settimana scorsa aveva seguito la consegna dei premi “Impastato-Valarioti”. In quell’occasione, Crispo aveva chiesto al presidente della commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra il perché della sua presenza a un’iniziativa organizzata dalla preside Maria Rosaria Russo che è imputata in un processo a Reggio e imparentata con alcuni soggetti legati alla criminalità organizzata.

Morra risponde dal palco e dopo qualche ora chiarisce di non aver mai voluto “censurare” il lavoro della giornalista. Anzi – scrive su Facebook – di aver “sempre rispettato il lavoro dei giornalisti come quello della cronista della Tgr Calabria presente, mantenendo sempre il diritto di critica sul lavoro degli stessi, perché questa è la democrazia”. La polemica sembrava conclusa quando ieri, grazie da una nota di solidarietà da parte del sindacato Fnsi, dell’esecutivo Usigrai, del sindacato Giornalisti della Calabria e del Cdr Rai Calabria, emerge la richiesta da parte della Russo di bloccare il servizio del telegiornale e di far punire la giornalista “colpevole” solo di fare le domande. La lettera di diffida alla redazione del Tgr, con tanto di richiesta di provvedimento disciplinare nei confronti della Crispo, l’ha mandata l’avvocato della Russo, Giacomo Saccomanno che è anche consigliere comunale di Rosarno prima vicino a Forza Italia e oggi in transito verso la Lega di Salvini.

Durissima la relazione del sindacato che all’imputata per abuso d’ufficio e al suo legale replicano: “Nessuno si farà intimidire: il tentativo di imbavagliare una collega e la redazione della Tgr Calabria fallirà. Dopo aver tentato, inutilmente, di impedire la messa in onda di un servizio giornalistico inviando una diffida al caporedattore, la preside Maria Rosaria Russo, tramite il suo avvocato Saccomanno, scrive ai vertici Rai chiedendo un provvedimento contro una giornalista che ha fatto semplicemente il proprio lavoro: ricordare che è rinviata a giudizio”. Secondo l’Fnsi e l’Usigrai, infatti, quella lettera è “vergognosa dove addirittura si arriva ad accusare la collega ‘di favorire la ‘ndrangheta’, e ad ipotizzare presunti manovratori. Siamo certi che i vertici Rai risponderanno con la dovuta durezza, rivendicando che niente e nessuno può intimidire i giornalisti e interferire nelle scelte editoriali del servizio pubblico. Cosa che ben dovrebbe sapere Saccomanno, visto che è iscritto come pubblicista all’Ordine dei giornalisti, ai cui codici deontologici è comunque vincolato. Intanto noi, oltre a esprimere solidarietà alla collega e a tutta la redazione valuteremo come tutelare in ogni sede l’onore della collega, della redazione e della Rai”.

Fin qui la polemica che ha visto da una parte i sindacati e il cdr e dall’altra l’avvocato aspirante leghista e la preside imputata. Quest’ultima oggi ha inviato addirittura una nota al Tgr Calabria chiedendo un incontro chiarificatore, accusando la giornalista Erika Crispo di fare “domande inopportune” e lamentando un non meglio precisato “mobbing mediatico” a cui viene sottoposta. Ma non solo: “Appare indecifrabile – dice – l’oscuramento da parte della Rai, che svolge un servizio pubblico, di una rilevante manifestazione nazionale qual è il Premio intitolato a due eroi del nostro tempo, Giuseppe Valarioti e Peppino Impastato. Pertanto è stata la manifestazione ad essere ‘imbavagliata’ e non la giornalista, come riportato strumentalmente, abilmente ed artatamente dalle sigle sindacali”. Sull’incontro chiarificatore, nell’edizione di oggi del Tgr Calabria l’azienda pubblica ha dichiarato di sostenere “questa idea senza preconcetti in linea con la missione del servizio pubblico”.

Per il vicedirettore dei Tgr Carlo De Blasio è stata una risposta data per “civiltà ed educazione”. “Ci sembrava – aggiunge – il caso di chiudere questo capitolo”. E a questo punto bisogna fare un po’ di ordine. Perché il famoso pezzo incriminato sul premio “Impastato-Valarioti” in realtà non è mai andato in onda quel giorno. Nell’edizione della sera, invece, è stata pubblicata l’intervista a Reginald Green, il padre di Nicolas il bambino ucciso nel 1994 perché l’auto in cui viaggiava è stata scambiata da alcuni criminali con quella di un gioiellere che dovevano rapinare. Che qualcuno abbia voluto censurare il servizio della collega, il vicedirettore De Blasio lo esclude: “Non c’è stata nessuna censura al premio”. In altre parole il servizio così come lo volevano la Russo e il suo avvocato non è andato in onda, “non certo perché loro hanno mandato una missiva. Sarebbe andata così in ogni caso. A noi interessava parlare di un risvolto umano per parlare del fenomeno mafia facendo riferimento alla storia di Nicolas Green. Il premio è stato trattato solo dicendo che, all’interno di questo evento, c’era Reginald Green e la donna che ha ricevuto un organo del piccolo Nicolas”.

Anche se la Rai non è uscita ufficialmente con la sua posizione, questo secondo il vicedirettore non vuol dire negare che le pressioni subite dalla preside e dal suo legale Giacomo Saccomanno: “La lettera della Russo e del suo avvocato è di una gravita inaudita – spiega De Blasio – Noi sposiamo assolutamente la posizione dell’Usigrai, dell’Fnsi e del Comitato di redazione. Per noi sono parole scolpite nella pietra e il diritto del giornalista di fare qualunque domanda è sacrosanto. Il tentativo di bloccare il servizio c’è stato con la missiva dell’avvocato. Ma non ha trovato alcun terreno proprio perché non c’era quell’intenzione già in partenza”. “Ovviamente – sottolinea ancora il vice del direttore Alessandro Casarin – è assolutamente inaccettabile tutto quello che è il contorno. È stato inopportuno e inaccettabile. Lo dico all’infinito. Sono rimasto inorridito leggendo le parole di questa signora. Vuol dire che oggi il Tgr Calabria può fare paura in qualche modo. Questa si è mossa in anticipo con l’avvocato. A noi fa piacere perché ha paura che noi diciamo le cose e la verità. Vedrai che Erika Crispo lavorerà e l’11 aprile c’è un processo importante (quello a carico della preside Russo, ndr). Noi la confermiamo sul campo e la mandiamo a seguire le udienze così sarà il segno più forte che nessuno può intimidirci. Perché in questo Paese, che già è alla frutta, ci manca solo questo: che la Rai non ha la schiena dritta. E invece ha la schiena dritta e la redazione del Tgr Calabria la ha ancora più dritte grazie a gente come Erika Crispo che si spende sul campo”.

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