Sono ore decisive per la realizzazione del Tav. È in corso dalle 20:20 il vertice a Palazzo Chigi al quale partecipano il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, oltre al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e il project manager dell’analisi costi-benefici. Una riunione cruciale, come confermato dal leader della Lega all’ingresso: “Il forse non c’è”, ha risposto a chi gli chiedeva se il faccia a faccia tra le due forze di governo avrebbe prodotto un parere favorevole o contrario all’opera, prima di confermare il Sì convinto: “Costa di più non farla che farla. Il treno è più sicuro, costa meno e inquina meno, su questo non c’è nessuno che mi possa far cambiare idea”.

Nelle ore precedenti al vertice, Conte aveva spiegato: “Prenderemo il tempo che ci occorre anche se in fretta. Confidiamo di prendere questa decisione entro venerdì”, ovvero la ‘scadenza’ fissata dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Ma il premier aveva anche aggiunto di sperare di “farcela stasera, se non ce la facciamo continueremo ad oltranza”. Toccherà a lui sintetizzare le posizioni di Lega e Cinque Stelle. “Non ho nulla da chiedere” a Di Maio e Salvini, aveva detto Conte. Tranne una cosa, non trascurabile: “Sedersi al tavolo in modo responsabile”

video di Lanaro e Sofia

Con una certezza, veicolata più volte negli ultimi giorni: “Il lavoro procederà nella direzione giusta, non vedo rischi per il governo”, ha ribadito il premier da Belgrado. Al momento, però, le distanze restano marcate: fermo il no dei grillini a Tav e mini-Tav, altrettanto convinta la posizione del Carroccio sulla necessità di andare avanti sull’opera e non perdere i fondi Ue sul piatto. Lunedì il cda di Telt sarà chiamato a decidere sull’avvio dei primi bandi e in ballo ci sono 300 milioni di contributi europei. Mentre da fonti della Commissione Ue filtra la possibilità che ammontino a 800 milioni le perdite di finanziamenti (300 milioni già a marzo) perché il no comporterebbe la violazione di due regolamenti Ue del 2013. Bruxelles sarebbe pronta a inviare una nuova lettera all’Italia per ricordare il rischio. Nel testo preparato a Bruxelles si ricorda che il progetto per la Torino-Lione rientra nelle opere indicate dal regolamento 1315 del 2013 sui Ten-T, cioè le grandi reti infrastrutturali nel settore tei trasporti. La norma prevede tra l’altro l’obbligo di completare l’opera entro il 2030. L’altro regolamento tirato in ballo dalla Commissione nella lettera che però non risulta ancora inviata alle autorità italiane è quello numero 1316, sempre del 2013, con cui si dà vita alla Connecting europe facility destinata a sostenere almeno in parte il finanziamento delle grandi opere.

Per il Movimento l’unica mediazione possibile per tendere una mano all’alleato di governo, viene riferito da autorevoli fonti di governo, è dare sì il via libera ai bandi – decisione che comunque creerebbe non poche tensioni nel Movimento, a partire dalla giunta Appendino già in serie difficoltà – ma a patto che il no al traforo venga messo nero su bianco nella decisione che il governo dovrà formalizzare. Così da placare le diffidenze interne al M5S, diffuse tra chi teme che, alla fine dei giochi e delle dichiarazioni di merito, il temuto traforo si faccia ugualmente.

Da fonti leghiste, si apprende che il partito “partecipa alla riunione di questa sera a Palazzo Chigi sulla Tav con spirito costruttivo e di confronto, favorevole alle opere per lo sviluppo del Paese”. Il Carroccio si dice disponibile a “modifiche del progetto purché non sia tradito lo spirito iniziale” e dice “sì alla via parlamentare o alla consultazione dei cittadini per una soluzione positiva per il Paese”.

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