#Metoo sta bussando alle porte della Chiesa. La struttura clericale non vacilla soltanto per gli scandali degli abusi su minori, ma per la manipolazione sessuale di tante donne: maggiorenni sì, ma sottomesse psicologicamente o intimidite da chi si presentava “in persona di Cristo”. Poche settimane fa un annuncio ufficiale ha comunicato il licenziamento (con la solita formula “accettate le dimissioni”) di un reverendo teologo, capo ufficio della Congregazione per la Dottrina della fede, Hermann Geissler. Aveva tentato in confessione di convincere ad un rapporto una religiosa, tentando anche di baciarla.

Secondo la legge ecclesiastica questo tipo di adescamento nel momento delicato della confessione è un delitto gravissimo: le norme che lo riguardano sono sotto il titolo “Crimen sollicitationis”. L’aspetto interessante riguarda la cornice dell’evento e i tempi. Doris Wagner, la religiosa, ha denunciato il fatto nel 2012. Dopo due anni – tramite il suo avvocato canonista – riceve comunicazione dall’ex S. Uffizio che il molestatore, avendo chiesto perdono, era stato “ammonito e… istruito a essere vigile e prudente in futuro».

Ci sono voluti sette anni dalla denuncia perché Geissler venisse allontanato dal Vaticano. Ancora oggi non gli è stato fatto il processo canonico, a cui lui e la vittima hanno diritto (lui ora nega e minaccia querele ma la lettera del sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della fede del 2014 prova che l’accusa è stata valutata veritiera e il comunicato vaticano accenna al “danno già arrecato alla Congregazione e alla sua comunità”).

Da notare che la pena di ridicola – ammonizione – comminata al molestatore è stata decisa quando prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede il cardinale Ludwig Gerhard Mueller, oggi attivo come campione inflessibile (contro Bergoglio) del dogma e della dottrina al punto da pubblicare un “Manifesto della fede”. Va aggiunto che la religiosa era stata precedentemente violentata nella sua comunità da un altro prete, automaticamente “trasferito” a lavorare nella Segreteria di Stato vaticana dopo il crimine. Allontanato dopo la denuncia di Doris Wagner anche su di lui non si hanno notizie relative ad un processo canonico.

Casi isolati? Niente affatto. L’Unione internazionale delle superiori degli ordini religiosi femminili (Uisg) ha esortato l’anno scorso le suore abusato a segnalare senza esitazioni i fatti sia alle autorità ecclesiastiche che alle autorità civili. “Donne, Chiesa, Mondo”, l’inserto dell’Osservatore Romano dedicato alla questione femminile in ambito ecclesiale, ha dedicato un numero speciale alle suore abusate.

Non è un problema di oggi. E’ da metà degli anni Novanta che sono giunti in Vaticano rapporti circostanziati. Un gruppo di lavoro, coordinato da suor Maria O’ Donahue su incarico del prefetto della Congregazione per la Vita consacrata cardinale Martinez Somalo, aveva confermato la realtà di suore sfruttate sessualmente, sedotte e spesso violentate da preti e missionari. “Abusi diffusi”: candidate alla vita religiosa stuprate da preti. Medici cattolici che vedono preti, i quali “ad abortire suore e altre giovani donne”.

Se Africa e altre regioni del Terzo Mondo sono spesso chiamati in causa, il Primo Mondo è a sua volta pieno di casi squallidi. I taccuini dei giornalisti conservano tante vicende dolorose. Anni Novanta: una ragazza diciottenne fragile, alcolista, anoressica trova rifugio nel suo “padre spirituale”. Ben presto il prete manipola il suo bisogno di affetto e il rituale è tragicamente uguale. Un giro al cinema, un salto in pizzeria e poi la sosta della macchina dietro al cimitero dove lei lo accontenta di bocca. Due anni dopo finiscono a letto. E’ durata cinque anni. Quando la giovane racconta tutto al confessore, viene insultata. Quando si confida con un altro sacerdote, viene consolata ma il prete si guarda bene dal denunciare il confratello al vescovo. Un giorno la ragazza ha un incidente (o forse si è buttata volontariamente e da un ponte), si fracassa il viso, all’ospedale la rimettono insieme a fatica. Non ho dimenticato la sua frase finale: “Venti giorni dopo don G. mi ha detto che non ero più buona neanche a fare pompini”.

Storie nascoste, identiche da Detroit a Varsavia, da Dublino a alla provincia lombarda. I don G. vengono trasferiti, invecchiano, continuano (forse) nei loro giochi, di parrocchia in parrocchia arrivano alla pensione indisturbati. Papa Bergoglio ha descritto tutto questo come “abuso di potere, abuso di coscienza, abuso sessuale”. I tre elementi, sostiene Francesco, si tengono insieme e si estrinsecano nel clericalismo: il male oscuro del sistema ecclesiastico. Ma tutto questo può funzionare soltanto finché prevale un clima di omertà alimentato dall’immagine “sovrannaturale” che circondava il clero. Questo alone si è dissolto.

E dopo gli scandali per gli abusi sui minori, ora si profila l’onda del #metoo ecclesiastico. Impedito dal partecipare attivamente ai ruoli dirigenti nella Chiesa, il mondo femminile reagisce denunciando l’ipocrisia di quanti pretendono di giustificare il ruolo di comando maschile-clericale, ammantandosi di una santità che non hanno.