Germania in stagnazione, Italia fanalino di coda tra i Paesi europei e unico in cui l’economia ha segnato un arretramento. Nel quarto trimestre 2018, stando ai dati Eurostat diffusi giovedì, il pil dell’Eurozona e della Ue-28 è cresciuto in media dello 0,2%. La Penisola ha registrato il valore più basso, –0,2%, entrando in recessione, seguita da Berlino che +0 per cento ha evitato lo stesso destino dopo il calo dello 0,2% nel terzo trimestre. Su base annua l’aumento per Eurozona e Ue è rispettivamente di +1,2% e +1,4%. Il pil tedesco nell’intero anno è salito di 1,4%, meno delle ultime stime: è il dato peggiore dal 2013.

Nell’intero 2018 il pil dell’Eurozona è cresciuto di +1,8%, quella della Ue-28 di +1,9 per cento. Anche su base annua l’Italia è il Paese che cresce meno (+0,1%). I maggiori progressi nel quarto trimestre sono stati quelli di Lituania (+1,6%), Cipro, Lettonia e Ungheria (1,1%). Tra quelli che crescono meno invece, dopo Italia e Germania, c’è l’Austria (+0,2%), Francia e Belgio (+0,3%), Portogallo (+0,4%) e Polonia (+0,5%).

In Germania i contributi positivi alla crescita sono venuti principalmente dalla domanda interna. Gli investimenti fissi lordi sono cresciuti fortemente, soprattutto nel settore delle costruzioni, dei macchinari e delle attrezzature. La spesa delle famiglie è cresciuta leggermente, mentre la spesa pubblica è aumentata notevolmente. Al contrario il commercio estero non è riuscito a dare un contributo positivo alla crescita nel quarto trimestre, con un aumento sequenziale sia delle esportazioni che delle importazioni.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel quarto trimestre 2018 il numero delle persone occupate è aumentato di 0,3% nell’area euro e di 0,2% nella Ue-28. Nel terzo trimestre era aumentato di 0,2% in entrambe le zone. Su base annua, nel quarto trimestre 2018 l’occupazione è salita di 1,2% in entrambe le zone.

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