Esistono le quattro operazioni algebriche. E tutti siamo dotati della virtù della moltiplicazione. Due per due fa quattro. Ed è inutile intestardirci a dire il contrario, sia che siamo di sinistra che di destra, con i gilet gialli o senza, grillini o leghisti, il risultato non cambia. Perciò ho sottoposto alla prova della moltiplicazione la cifra che il ministro delle Riforme Riccardo Fraccaro ha dato circa la riduzione del costo della politica con il taglio, appena approvato in prima lettura dal Senato, di 345 tra deputati e senatori. “Mezzo miliardo di euro per ogni legislatura”. Ho provato a moltiplicare il numero dei perdenti posti (345) per l’indennità mensile totale percepita pro capite (15mila euro) per gli anni (cinque) di una legislatura e il risultato è di 310milioni 500mila euro. Direte: bella cifra comunque! Per l’appunto! E allora perchè quei duecento milioni in più? Detto che a mio avviso i centri di costi sarebbero altrove (costa il clientelismo, costa la corruzione, costa l’evasione fiscale. Costa la criminalità. Costa l’incompetenza, la burocrazia ostruttiva), domando: perchè almeno sull’algebra non troviamo un accordo? Con i numeri i grillini avranno un’antica ruggine. Luigi Di Maio ha spiegato che ci si impiega tra le cinque e le sei ore ad andare col treno da Roma a Pescara. Ma Trenitalia giura che in tre ore e venti ce la si fa, e anche i pescaresi concordano. Domando: le tre ore in più dove le ha scovate? E ai francesi sempre Di Maio ha detto che la presa della Bastiglia è avvenuta in età carolingia: quasi 800 anni di differenza tra i conti del nostro vicepremier e quello dei parigini che ricordano come la Rivoluzione francese abbia solo duecento anni. Dunque sono 800 gli anni di troppo. Che ne facciamo?

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