La prima immersione profonda è stata quasi inconsapevole: nella baia di Zante in Grecia affiora una tartaruga marina e Alessia Zecchini, che allora aveva 11 anni, la segue in immersione. Il rapporto con l’acqua le viene naturale, spontaneo, e allo stesso modo racconta le memorabili imprese sportive che l’hanno portata a battere ogni record di apnea in assetto costante con monopinna; a Long Island alle Bahamas raggiunge -107 metri.

Ci vuole determinazione, coraggio e una passione infinita per racchiudere quella distanza in un unico respiro di quasi quattro minuti! Ma è il blu a stregare Alessia, il blu dal quale si sente accolta e accarezzata: lo si vede dai suoi movimenti lenti, a volte quasi impercettibili (guardate il suo canale YouTube) nei quali, come farebbe un pesce, dosa le energie, non spreca nulla e scivola nell’acqua. L’ho incontrata a Genova (durante gli “Incontri Blu” promossi dal Galata Museo del mare Mu.Ma., per ridare una scossa azzurra alla città ferita dalla tragedia del ponte Morandi), e sono subito rimasto colpito dall’energia di Alessia (non sta ferma un attimo!) e dal suo sorriso magnetico.

“Prima di tuffarmi – mi rivela – oltre agli esercizi fisici mi aggrappo a un pensiero positivo che mi accompagna lungo tutto il tragitto che mi porta in profondità. Mentre scendo tengo gli occhi aperti e la maschera, a differenza di altri apneisti: voglio essere in ogni momento consapevole di quello che sta avvenendo. Bisogna sempre avere e mantenere il controllo ci ciò che accade… prima di immergermi ripeto mille volte il tuffo nella mente, lo vivo e lo rivivo”.

Non è affatto facile: superati i 100 metri possono iniziare le allucinazioni. “Qualche volta – continua a raccontarmi Alessia – mi sembra che la cima che mi accompagna nel blu si sdoppi o si triplichi e il cartellino con la quota stabilita pure. Quale devo prendere?”. Nel video del record dei -107 metri, lei prende il cartellino e inizia la risalita con una naturalezza senza pari, come fosse acqua nell’acqua o una creatura marina.

Si sente, racconta sottovoce, come una femmina di capodoglio o una balena con cui per un attimo è riuscita a nuotare, ma le piacerebbe anche essere uno squalo, che non le fa alcuna paura: “Quando si scende in apnea, gli animali marini non ti percepiscono come un pericolo, sei uno di loro, ed è così anche per gli squali, animali stupendi ed eleganti da cui avremmo da imparare”.

Alessia ha iniziato ad allenarsi a 13 anni e ora ne ha 26. “Prima si inizia e meglio è – conclude – anche se l’allenamento deve essere costante. L’apnea non è uno sport pericoloso e ti dona una serenità e una tranquillità interiore senza pari perché impari a conoscerti profondamente”. Sono sempre di più i giovani che si avvicinano a questa disciplina; certo non tutti potranno raggiungere i record di Alessia, ma i doni per chi si immerge nelle profondità del mare sono davvero infiniti.