di Massimo Arcangeli e Sandro Mariani

Si è svolta la scorsa settimana a Roma, al teatro Olimpico, la 16esima edizione di Supermagic, un rutilante spettacolo di giochi di prestigio che vede ormai convergere nella capitale maghi provenienti da tutto il mondo: tutti calati a puntino nei loro panni, impegnati a recitare fino in fondo la loro parte e filologicamente fedeli al loro personaggio, anche per rispondere alle logiche di una spettacolarizzazione che esige ormai la personalizzazione (e, ove possibile, la brandizzazione) di qualunque cosa tocchi.

Una scoppiettante parata circense, andata in scena per quattro serate, di toni, movimenti e colori. I numeri più riusciti fra quelli cui abbiamo assistito sono stati presentati dall’olandese Niek Takens, dal francese Lord Martin e dall’italiano Paolo Carta, che hanno illuso, divertito, stupito gli spettatori come macchine sceniche infallibili, rodate e ben oliate, maneggiando alla perfezione le loro armi migliori: la più classica delle manipolazioni, quella realizzata con le carte da gioco; l’illusione ottica, fra epifanie improvvise e repentini svanimenti; l’immersione totale nell’arte della prestidigitazione, con la moltiplicazione seriale dei suoi inganni e una smaliziata proiezione nella distopia.

A ideare e organizzare la rassegna Remo Pannain, che ha ripetutamente scomposto e ricomposto il quadro della sua vita, come un puzzle “dinamico” chiamato a concedere spazio ogni volta alla tessera in più, al ritmo della sua famiglia cresciuta man mano: una moglie, un figlio, un secondo figlio. Una moglie la cui grande qualità, ha detto rivolto al pubblico l’avvocato penalista capitolino, è stata quella di non avergli “mai impedito di praticare” la sua magia, “di frequentare il mondo dei maghi”. Ma che mondo è mai quello dei prestigiatori italiani?

Impossibile anche solo tentare di allestire – ma ritorneremo in futuro sul tema – una sia pur rapida rassegna di siti, eventi, “prestazioni” d’incantatori e di maghi. Tra le manifestazioni più longeve, e di maggior successo, il Festival internazionale di magia di Pordenone, giunto nel 2018 alla sua 18esima edizione; il Festival della magia di Ferrara, che nel 2018 ha festeggiato la sua ottava edizione, e il Festival della magia di Milano, ideato da Raul Cremona e appena approdato alla quarta.

Da menzionare ancora il Festival della magia di Porcari (LU), il cui svolgimento è imminente (3 febbraio), e il grande Festival dell’illusionismo di Torino, nato nel 2018, diretto dal mago, scrittore e conduttore televisivo Walter Rolfo e con più di 160 eventi in calendario.

Intanto, affascinati dal maghetto Harry Potter e dalla sua fortunata saga fantasy, si moltiplicano le schiere degli aspiranti maghi che sull’esempio del personaggio inventato da J. K. Rowling decidono di iscriversi a una delle tante collaudate scuole, distribuite lungo l’intera penisola, che insegnano l’arte dell’illusionismo. Come l’accademia di arti magiche Ambrolumio, “fondata dai quattro più potenti popoli magici dell’antichità” e gestita da un’associazione di volontariato torinese, le Avventure Magiche, nata 14 anni or sono. Alla scuola, parte di un progetto più generale, i giovani e giovanissimi partecipanti, di età compresa dai 15 ai 32 anni, studiano Storia della magia e Trasfigurazione, Divinazione e Astronomia, Pozioni e Incantesimi e altre materie, e possono fare la conoscenza, oltreché dei professori che le insegnano, di “altri affascinanti personaggi: spiriti della natura, divinità, eterni, ministeriali e babbani”.

Ma ora godetevi il video che abbiamo realizzato in occasione della prima di Supermagic.

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