La giustizia come “priorità per il Paese”, un impegno certificato da un aumento di “oltre 324 milioni” di euro per il comparto stanziato nel bilancio di previsione. E quindi via libera a 3360 assunzioni, tra personale amministrativo, giudiziario e i vincitori del concorso di magistratura, bandito dal governo Gentiloni. Alfonso Bonafede, durante il suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte d’appello di Firenze, non solo risponde implicitamente alle critiche piovute anche da altri distretti (da Roma a Milano) sulla riforma della prescrizione, ma rivendica anche quanto impostato da via Arenula per sopperire alle carenze di organico, un problema unanimemente riconosciuto e ancora oggi più volte sottolineato da presidenti e procuratore generali delle Corti d’Appello nelle loro relazioni. E spiega che per “fornire una pronta risposta all’esigenza, avvertita come non più procrastinabile, del cittadino di ottenere una giustizia in tempi certi e ragionevoli segnalo anche che è a buon punto l’elaborazione di un disegno di legge delega per la riforma del rito civile, i cui criteri tenderanno allo snellimento del processo”.

“Non nascondo la mia soddisfazione per aver fatto della giustizia, finalmente, una priorità di questo Paese: si consideri che il bilancio di previsione per il 2019 nell’area giustizia, prevede un aumento rispetto all’anno precedente di oltre 324 milioni”, ha detto Alfonso Bonafede. “Grazie a questo sforzo – ha proseguito il ministro – vi annuncio con orgoglio che è prevista l’assunzione di 3000 unità di personale amministrativo e giudiziario, che troveranno poi una collocazione omogenea sul territorio ispirata ai criteri che valorizzino le peculiarità dei vari uffici giudiziari; l’assunzione di 360 magistrati già vincitori di concorso; il primo aumento della pianta organica dopo quasi vent’anni, pari a 600 magistrati nel prossimo triennio”.

Da quando si è insediato al ministero, aggiunge il Guardasigilli, “particolare attenzione è stata dedicata al tema delle riforme, incluse quelle precedentemente avviate, poiché solo un significativo processo di semplificazione e di velocizzazione delle procedure può consentire di presidiare efficacemente i diritti degli utenti del ‘servizio giustizia’ e di restituire competitività e credibilità, anche internazionale, all’intero sistema Paese”.

Anche per questo, ha annunciato, in una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri, verrà presentato un disegno di legge già predisposto “al fine di semplificare la liquidazione delle istanze, nonché di estendere il patrocinio a spese dello Stato anche nei procedimenti di mediazione e alle procedure di negoziazione assistita, quando tali procedure costituiscono condizione di procedibilità” per rendere la “giustizia maggiormente fruibile anche per i meno abbienti”. Anche così, ha aggiunto, si potrà parlare di una “giustizia più efficiente”.

Riguardo le critiche ricevute, in particolare da Margherita Cassano, presidente della Corte d’appello di Firenze, sulla riforma della prescrizione, Bonafede ha ricordato che “l’idea costituzionale di ‘giusto processo’ è stata troppe volte tradita da pronunce prive di una valutazione del merito della vicenda processuale, risolvendosi di fatto in una forma di denegata giustizia”. Insomma, “la ricerca della verità e l’esigenza di assicurare una giustizia non solo teorica ma anche sostanziale hanno ispirato la scelta di sospendere la prescrizione dal primo grado di giudizio” e ha poi ricordato che il “disegno di legge delega” per la riforma complessiva del settore “sarà presentato il prossimo febbraio”.

Un “processo giusto” deve avere “durata ragionevole ma senza pregiudicare l’accertamento della verità e della conseguente certezza della pena – ha detto – Non vi è l’intento di pregiudicare la garanzia del diritto all’oblio rispetto a comportamenti risalenti nel tempo quanto piuttosto di raggiungere un risultato ambizioso”. “Queste – ha puntualizzato – sono le ragioni per cui la riforma della prescrizione entrerà in vigore da gennaio 2020 quando sarà già stata completata la riforma del processo penale”.

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