Accetterebbe di scontare l’ergastolo in Svizzera Alvaro Lojacono, uno degli esponenti delle Br condannati per l’agguato di via Fani in cui venne uccisa la scorta di Aldo Moro e il presidente della Dc venne rapitoLojacono è oramai cittadino svizzero e rompe il silenzio dopo quasi vent’anni e il recente arresto dell’ex Pac Cesare Battisti con un’intervista al portale Ticinonline.it. Se l’Italia presentasse una richiesta di exequatur corretta e completa (cioè per tutte le condanne italiane cumulate), con la garanzia di non procedere più per gli stessi fatti, spiega Lojacono, “io l’accetterei senza obiezioni, almeno metteremmo la parola fine a questa vicenda“. In pratica, l’ex terrorista accetterebbe di scontare nel paese elvetico l’ergastolo inflittogli da un giudice svizzero, secondo le sentenze italiane.

Lojacono, che per la strage di via Fani deve scontare appunto un ergastolo: all’epoca dell’agguato aveva 22 anni. Ora ha 63 anni e, grazie al passaporto e al cognome della madre, vive in Svizzera da uomo libero, sotto il nome Alvaro Baragiola. Lavora, ha una famiglia e la sua fedina è pulita dopo aver scontato una pena di 17 anni inflittagli per fatti di sangue (inclusi nella sentenza Moro-bis).

“L’Italia non riconosce, né può riconoscere, la carcerazione sofferta in Svizzera per gli stessi fatti e reati – spiega – perché non solo non ha chiesto alla Svizzera l’estradizione, ma neppure ha chiesto alla Confederazione di processarmi in Svizzera”.  Nel 2006 l’Italia presentò alla Confederazione una richiesta di exequatur, cioè di esecuzione in Svizzera delle condanne italiane ma, chiarisce l’ex Br, “la richiesta italiana riguardava solo la sentenza del processo Moro 4 – invece della decisione giudiziaria di cumulo delle pene dei diversi processi – e non garantiva che, una volta eseguita la pena in Svizzera, il paese richiedente l’avrebbe pienamente riconosciuta come scontata. Il rischio era che, una volta eseguita in Svizzera, l’Italia avrebbe poi proceduto per farla valere o eseguirla di nuovo, cosa illegale ma non sorprendente, o avrebbe chiesto l’esecuzione ulteriore delle altre condanne. Per questo motivo la richiesta italiana fu respinta dai giudici del Canton Berna”.

Per quale motivo le autorità italiane hanno scelto di non chiedere l’estradizione o il processo in via sostitutiva? “Bisognerebbe chiederlo a loro. Io non lo so e posso solo fare delle ipotesi, forse l’Italia non ha voluto che uno stato straniero mettesse il naso nel processo Moro. Sarebbe comprensibile. Qualunque sia la ragione non sono le autorità svizzere, né una mia presunta opposizione, ad aver creato l’impasse attuale”, sottolinea Lojacono, aggiungendo: “Forse è più facile non fare nulla e sbraitare contro la Svizzera e il sottoscritto; su un latitante si può dire qualsiasi cosa perché non è in condizione di difendersi…”.  “Sono passati 40 anni – continua Lojacono – e l’Italia si è sempre mossa in una logica di vendetta, come si è ben visto anche nel caso Battisti, e non ha mai rinunciato a un quadro giuridico d’eccezione. In una giustizia normale la ‘certezza della pena’ vale anche per il detenuto: io sono stato scarcerato quasi venti anni fa, e sto ancora come prima dell’arresto, senza sapere se un giorno o l’altro mi riarrestano o mi riprocessano per qualcosa. Se ora l’Italia decidesse di muoversi con una richiesta come quella che ipotizza, io l’accetterei senza obiezioni, almeno metteremmo la parola fine a questa vicenda”.

A Lojacono replica Beppe Fioroni, presidente della Commissione parlamentare sul caso Moro. “E’ ora di farla finita – dice – Il parlamento ha approvato all’unanimità una relazione su fatti e prove certe, senza nessun complotto o interpretazione stravagante. Con Lojacono noi eravamo disponibili anche a una rogatoria, ad andare noi in Svizzera, queste verità poteva dirle da lì. Non c’era bisogno di farsi riarrestare per parlare. Con lui abbiamo avuto uno scambio epistolare. Ci ha spiegato che non intendeva rispondere alle domande perché, come risulta dagli atti, aveva scontato la sua pena con la giustizia elvetica”.

Commenta l’intervista dell’ex Br anche Sandro Leonardi, figlio di Oreste, il capo della scorta di Moro trucidato in via Fani il 16 marzo 1978 con Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Domenico Ricci. “Ho letto e sono rimasto senza parole. Lojacono venisse in Italia, se vuole scontare davvero la sua pena. E se no, se ne resti in Svizzera come fa da quarant’anni e ci lasci in pace.  A Lojacono e a tanti altri, Casimirri in testa, dico che è finita la pacchia”, aggiunge Leonardi, secondo cui l’arresto di Battisti in Bolivia dimostra che per catturare i terroristi latitanti “basta la volontà”.