La sera di mercoledì 16 gennaio tre milioni di lettori del Corriere.it vengono informati che l’ecotassa decisa dal governo per favorire l’acquisto di auto meno inquinanti mette a rischio “centomila posti di lavoro”. L’articolo di apertura del sito rilancia un comunicato del segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, e titola: Ecotassa “favorite solo automobili straniere. Penalizzati 14 modelli Fca”. Segue il sommario: “L’allarme della Fim Cisl: il provvedimento rischia di distruggere l’industria italiana dell’auto e migliaia di posti di lavoro. Favorite 28 vetture estere, penalizzati 14 modelli di Fca tra cui la 500X e la Renegade 2000 diesel. Eccoli tutti”.

Ma, man mano che si legge il pezzo, la preoccupazione per i destini della nostra economia e per i posti di lavoro dei 100mila operai viene sostituita da quella per la sorte della corretta informazione. I numeri alla base della denuncia di Bentivogli sono completamente sballati. Tra i 14 modelli che secondo il sindacalista verrebbero penalizzati 9 portano il marchio Maserati. Si tratta di auto che hanno prezzi di listino che partono da 72mila o 129mila euro a seconda delle vetture.

Per questo a qualunque persona minimamente dotata d’intelletto appare senza senso ritenere, come evidentemente ritiene Bentivogli, che i pochi acquirenti italiani di una vettura Maserati decideranno di rinunciarvi a causa della tassa una tantum contro l’inquinamento, solo perché dovranno sborsare 2.000 euro in più al momento dell’acquisto. Se ho i soldi e voglio un’auto così, me la compro punto e basta. Anche perché, se scelgo una Porsche o una Jaguar, la tassa la pago lo stesso. Ma che l’ecobonus scatti pure per le macchine straniere concorrenti di Maserati Bentivogli e l’articolo non lo dicono. Il perché è evidente: se l’informazione fosse completa l’allarme verrebbe a cadere.

E anche la minaccia di Fca di rivedere a causa dell’ecobonus il piano di investimenti da 5 miliardi nel nostro Paese verrebbe presa per quello che è: l’ennesima promessa non mantenuta di un gruppo ormai deciso a puntare tutto solo sul mercato statunitense (vi ricordate i 20 miliardi di Fabbrica Italia prima annunciati in pompa magna e poi cancellati nel 2012?).

Sì, perché pure il resto dell’elenco Bentivogli sui modelli penalizzati dalla nuova ecotassa (peraltro presente in molti paesi d’Europa) fa acqua da tutte le parti. Nella lista è presente la Fiat 500 X 2000 diesel. Si tratta di un’auto (poco venduta in questa motorizzazione) che, secondo i dati dell’autorevole mensile Quattroruote, ha emissioni di anidride carbonica pari a 144 grammi per chilometro. Bene, il limite oltre il quale si paga l’ecotassa (1.100 euro, primo scaglione) è di 161 grammi. Perché allora Bentivogli la include? Mistero. Ma non basta. Nell’elenco compaiono anche una Renegade (2000 diesel), una Giulietta (1.4 Benzina), una Giulia (2.0 Benzina) e una Stelvio (Benzina).

La Fim Cisl omette però di dire che a superare i nuovi limiti anti-inquinamento è solo il modello nuovo della Giulietta 1.4. Quello vecchio (più potente e ancora in vendita sino a esaurimento scorte) il sovrapprezzo non lo ha. Ma il sindacato di Bentivogli invece che prendersela con un’azienda che, dal punto di vista ambientale sulla Giulietta 1.4 pare andare indietro a passi di gambero, protesta per l’ecotassa e l’ecobonus (cioè l’incentivo all’acquisto per i modelli non inquinanti). E include nell’elenco pure la Giulia 2.0 benzina che paga sì l’ecotassa, ma solo in uno dei suoi 4 allestimenti con eguale motorizzazione (oltre che in due a quattro ruote motrici).

Così a fine del comunicato stampa della Fim Cisl resta l’amaro in bocca. Tra tanti dati sparati a casaccio vi è un solo fatto vero: Fca, a differenza di molti concorrenti, non produce ancora modelli ibridi o elettrici. Ma questa, come tutti sanno, non è una notizia. È solo il grande errore di una multinazionale alla quale, in un paese normale, sindacato e libera stampa dovrebbero chiedere conto.

Versione estesa della rubrica pubblicata su il Fatto Quotidiano di oggi

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