Il governo di Nello Musumeci intende tagliare i contributi all’antiracket in Sicilia. E pure le associazioni e fondazioni antimafia subiranno una corposa spending review nei finanziamenti pubblici. Tagli orizzontali contenuti nella legge finanziaria approvata dalla giunta dell’isola e finita sul tavolo della commissione Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana. Ma anche nella cosiddetta “Tabella H“, cioè una lista allegata alla manovra regionale con i contributi diretti concessi dal governo dell’isola a enti, centri di ricerca e fondazioni. Denaro che in certi casi garantisce la sopravvivenza di realtà importanti, attive sul territorio da decenni.

La spending review dell’antiracket – I tagli principali sono contenuti nella finanziaria. Per il 2019, per esempio, era previsto un contributo da 321.046 per le associazioni antiracket, fondazioni, centri ed altre strutture che assistono e tutelano i soggetti che hanno subito richieste e atti estorsivi. Una cifra molto più alta rispetto ai 19.497 del 2018, raggiunta grazie ad emendamenti dell’opposizione approvati all’interno della Finanziaria dello scorso anno. Quest’anno, però, il governo vuole tornare ai 19mila euro, tagliando più di 301mila euro. Stessa cosa sulle somme stanziate per l’assunzione di familiari di vittime della mafia: dovevano passare da 66mila a 188mila euro, resteranno 66mila, con un taglio della giunta da 121mila euro. Il fondo regionale per le costituzione di parte civile nei processi contro la mafia? Da 29mila euro doveva essere portato 112mila euro, ma resterà a 29mila dopo un taglio da 112mila euro. Già previsto nella finanziaria dello scorso anno, invece, l’abbassamento del fondo di solidarietà per le vittime di richieste estorsive: passa da 695.984 a 83.398 euro. Più di seicentomila euro in meno. Altro taglio, seppur lieve, quello dei contributi per il sostegno degli orfani delle vittime della mafia: da 88.339 diventano 76.755 euro.

Tagli alle associazioni: “Così chiudiamo” – Poi ci sono i contributi diretti a fondazioni, associazioni e centri studio. Come lo storico Centro Pio La Torre: aveva chiesto 228mila euro, ne riceverà 52mila. “E ci è andata bene: l’anno scorso erano 16mila. D’altra parte Pio La Torre era un comunista malsopportato anche dopo la morte. Ma così rischiamo la chiusura“, dice Vito Lo Monaco, presidente del centro. “Abbiamo chiesto di distinguere, con legge, per capitolo di spesa, le associazioni antimafia storiche, quelle culturali e sociali, di procedere con stanziamenti triennali per dare certezza di programmazione culturale e organizzativa – spiega sul sito del centro – Invece si continua per bando che si avvia nel secondo semestre dell’anno al quale si riferisce l’attività e solo a fine anno le associazioni potranno avere certezza di quanto prendere nell’anno successivo, se va bene entro aprile/giugno. Nel frattempo le attività saranno state svolte così il Centro Pio La Torre propone un progetto educativo antimafia con le scuole secondarie di secondo grado italiane e delle case circondariali per gli studenti detenuti, oltre 12.000 studenti vi partecipano con importanti risultati di formazione, ma solo l’anno successivo saprà quanto darà la Regione a giudizio insindacabile di una commissione. Il Centro La Torre ha documentato ogni anno oltre cinquanta iniziative culturali, sociali, scientifiche, il risultato è che potrebbe chiudere“. Riceveranno molto meno di quanto hanno bisogno anche il centro Cesare Terranova (13mila euro)  e la fondazione Gaetano Costa (6.200). 

Pd e M5s: “Contrari a tagli ad antiracket” – Le opposizioni, ovviamente, sono sul piede di guerra.  “Cultura e sociale sono le vittime preferite da questo governo regionale. Sia in Finanziaria che nella ex Tabella H la scure dei tagli colpisce sempre gli stessi settori. In pochi giorni il governo decide di azzerare di fatto i capitoli per il sostegno alle imprese taglieggiate e contemporaneamente dimezza, se non di più, i già scarsi contributi alle associazioni storiche che si occupano della diffusione della legalità e del contrasto alla mafia”, dice Claudio Fava che parla di “segnali pessimi: l’ennesima riprova di come, sotto gli annunci spot del governo, si nasconda un imbarazzante immobilismo”. “A parte qualche norma spot in questa bozza di manovra i tagli la fanno da padrone. Ma siamo consci che la vera manovra, il banchetto della maggioranza, sarà il collegato alla Finanziaria, di cui ad oggi non c’è traccia”, dicono i consiglieri regionali Luigi Sunseri, Stefano Zito e Sergio Tancredi, componenti M5s della commissione Bilancio di Palazzo dei Normanni. “Ci siamo battuti contro questi tagli in commissione Bilancio alla presenza del governo e ci batteremo anche in Aula perché la lotta alla criminalità e alla cultura mafiosa passa dai segnali che la politica e le istituzioni mandano alla società, e innanzitutto dai fatti concreti”, promettono i deputati del Pd Giuseppe Lupo e Baldo Gucciardi. Anche, se per la verità, i tagli all’antiracket erano cominciati già negli anni scorsi col centrosinistra al governo. “Non fa differenza sinistra o destra”, dice il presidente del centro Pio La Torre: “Tutti si definiscono antimafia ma l’antimafia non paga e non porta voti”.