Aveva fatto ricorso contro la revoca della casa popolare dove viveva da 24 anni. Ma la Sesta sezione del Tribunale civile di Roma ha respinto la richiesta della madre della senatrice del M5s Paola Taverna, Graziella Bartolucci, condannandola a pagare anche le spese legali ad Ater e Roma Capitale. La madre della Taverna dovrà quindi lasciare la casa popolare all’Alessandrino, in cui vive dal 1994. “L’accanimento contro una donna di 82 anni fa schifo… risponderò a tempo debito”, ha commentato la vicepresidente del Senato ed esponente del M5S, che a ottobre era intervenuta prendendo le difese della madre. “Credo che mia madre stia agendo bene e credo che mia madre a 80 anni abbia tutto il diritto di desiderare di morire nella stessa casa nella quale è vissuta”, aveva spiegato Taverna. Sul caso era intervenuta a ottobre anche la sindaca di Roma Virginia Raggi che aveva garantito che anche per la madre della Taverna “si seguirà la legge come con tutte le altre persone”.

Poco dopo la sentenza sono arrivati anche i commenti dall’opposizione. Per la senatrice Pd Teresa Bellanova “bastava il buonsenso, e non il Tribunale, per sapere che si trattava di una occupazione abusiva. E dire che si definivano il partito degli onesti, ora sono quelli dei privilegi difesi in ogni modo”. Stesso concetto ripetuto anche dal dem Stefano Pedica che aggiunge: “Uno vale uno anche per la casa popolare, non c’era bisogno di scomodare il Tribunale civile per capirlo. Le regole valgono per tutti allo stesso modo. I 5 stelle lo hanno già dimenticato? Non erano loro quelli che lottavano contro i privilegi?”.

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