di Ivan Ortenzi *

Nella legge di bilancio 2019, diventata definitiva con la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 2/1/2019, all’articolo 1 comma 228 il governo, tramite il Mise, ha istituito la figura del voucher manager per le Pmi. Ovvero un voucher di finanziamento, rimborsabile a fondo perduto, di una parte dei costi sostenuti per acquisire prestazioni consulenziali di natura specialistica che siano funzionali alla messa in atto dei processi di trasformazione tecnologica e digitale secondo il Piano Nazionale Impresa 4.0. In questi progetti sono compresi anche gli investimenti di ammodernamento degli asset gestionali e organizzativi dell’impresa e gli interventi per l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.

Le aziende beneficiarie di queste iniziative sono quelle identificabili come Pmi secondo la definizione 2003/361/CE della Commissione del 6/5/2003, ex art. 1: “La categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (Pmi) è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro”.

Per le piccole imprese si prevede un voucher annuale di 40mila euro per 2019 e 2020 (periodo imposta). Le medie imprese si vedono decurtare questo incentivo sia nella soglia degli investimenti (25mila euro) sia nell’aliquota del rimborso, che passa al 30%. Lo stesso incentivo sale a 80mila euro con l’aliquota del rimborso al 50% per le aziende che si costituiscono ex lege in reti d’impresa, con un aggravio delle procedure burocratiche autorizzative della spesa da sostenere.

Un provvedimento che, in sintesi, finanzia l’ingaggio pro-tempore di un professionista o un team di professionisti per definire, progettare e accompagnare i progetti di trasformazione digitale delle Pmi. Nelle grandi aziende questi progetti sono già stati avviati da anni. Spesso non solo con l’ausilio di società esterne, ma ricorrendo anche alla creazione di nuove posizioni interne quali ad esempio l’innovation manager o il digital transformation officer. Ruoli che rappresentano proprio il punto di riferimento delle società di consulenza specializzate in progetti in queste aree strategiche e organizzative.

C’è però un profilo organizzativo per abilitare tale iniziativa per le Pmi. I professionisti e la società con le quali le Pmi potranno definire il contratto di consulenza dovranno essere in possesso di adeguati requisiti di qualificazione e iscritti in un apposito elenco. Le istruzioni e le modalità di funzionamento di questo elenco dovranno essere stabilite tramite decreto del Mise entro marzo. Per le società di consulenza possono essere facilmente identificabili i criteri per essere incluse nell’elenco: ad esempio oggetto sociale, solidità finanziaria, storia, dimensione, facendo pendere la selezione verso le società solitamente note e lasciando alla componente economica e di vicinanza territoriale la dinamica competitiva tra le società.

Per i professionisti individuali, i cosiddetti free lance, la “certificazione” e l’iscrizione all’elenco, a mio modo di vedere, risulta più complicata. Molto più difficile poter identificare con un decreto i criteri oggettivi che possano permettere l’individuazione degli esperti e che non siano discriminanti dei percorsi di formazione dei professionisti, della loro esperienza professionale e soprattutto delle loro caratteristiche attitudinali, professionali e comportamentali.

Questa valutazione assomiglia molto a quello che capita in azienda nei processi di individuazione e nomina di innovation manager come detto prima. Dopo aver valutato le competenze tecniche formative e le esperienze di lavoro, risultano determinanti le competenze attitudinali, che sono soggettive e difficilmente misurabili in modo oggettivo e standardizzato. Competenze come:
1. Pensiero critico
2. Creatività
3. Problem solving
4. Gestione delle risorse
5. Visione
6. Curiosità
7. Comunicazione

Se posso fare una previsione, ipotizzo che l’impossibilità di evitare ricorsi o di rendere praticamente fittizio l’elenco per i singoli professionisti faccia optare solo per la valutazione delle società di consulenza, a meno che non si ricorra a un meccanismo certificativo, stile albo, che incrementerà la burocrazia del provvedimento e rischia di creare i soliti giardinetti. Entro marzo vedremo se e come potremmo chiedere l’iscrizione all’elenco e aiutare le Pmi.

* Ivan Ortenzi è Chief Innovation Evangelist di Bip, già Managing Director di Ars et Inventio, società di consulenza con focus su Innovazione Strategica e Creatività Aziendale. Autore del libro «Innovation Manager» edizioni FrancoAngeli, che racconta la sua più che decennale esperienza di consulente al fianco di molti Chief Innovation Officer in diversi settori per disegnare e realizzare idee innovative e modelli di innovazione di successo. Co-Autore del libro “Intelligenza Artificiale” edizioni FrancoAngeli, con un approfondimento sui futuri modelli di relazione uomo/macchina. Docente presso le Business School in area Innovazione e Strategia aziendale, speaker e relatore in eventi corporate e istituzionali sulla divulgazione di temi quali Futuro, Innovazione Digitale e Nuovi modelli di Business.

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