La sicurezza che parte dalla “difesa dei valori della convivenza”, la fiducia nel futuro e nell’Unione europea. L’importanza che sia garantito il confronto in Parlamento tra le forze politiche. E pure la difesa del terzo settore (contro “la tassa sulla bontà” inserita nella Manovra) e dello sport perché “il modello non può essere quello degli ultras violenti degli stadi di calcio”. Quindi gli auguri a tutti gli italiani e anche ai 5 milioni di immigrati “che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport, nel nostro Paese”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto davanti alla nazione per il suo quarto discorso di fine anno (qui il testo integrale) e ha parlato del bisogno che gli italiani ritrovino l’unità invocando il senso di comunità di fronte alle sfide del prossimo anno. Parole molto forti da scambiarsi ai “tempi dei social network”, come ha detto lui stesso nell’esordio del suo intervento, difendendo l’importanza di ritrovarsi ogni ultimo dell’anno di persona per fare un’analisi dei mesi trascorsi e scambiarsi gli auguri per quello che sarà. Perché, ha detto, “non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società”. Un discorso in cui è andato anche oltre il suo ruolo istituzionale: proprio come fatto negli ultimi mesi, partendo dalla Costituzione, ha deciso di esporsi su alcuni temi che ritiene fondamentale difendere. Tra i primi a commentare le parole del Capo dello Stato è intervenuto il presidente della Camera Roberto Fico: “Condivido pienamente il discorso sulla sicurezza”, ha detto. Matteo Salvini si è limitato a dire: “Condivido le riflessioni del Presidente e le faccio mie, col lavoro che ho già fatto e quello che farò nei prossimi mesi”. Mentre Luigi Di Maio ha rilanciato: “Il nostro impegno è non lasciare indietro nessuno”.

Mattarella ha iniziato il suo intervento parlando di uno dei temi più delicati di questi mesi, oggetto anche di un decreto approvato dal Parlamento e fortemente voluto dal Carroccio: la sicurezza. “La vera sicurezza”, ha detto il capo dello Stato, “si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza. Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro”. Quindi come prima cosa ha ricordato là dove, secondo lui, si può parlare di un’emergenza sicurezza: “La domanda di sicurezza è particolarmente forte in alcune aree del Paese, dove la prepotenza delle mafie si fa sentire più pesantemente. E in molte periferie urbane dove il degrado favorisce il diffondersi della criminalità. Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli e indifesi”.

Uno dei passaggi chiave del suo intervento è stato naturalmente sulla legge di Bilancio che ha appena ricevuto il via libera della maggioranza dopo un lungo braccio di ferro con Bruxelles: “Ieri sera”, ha detto, “ho promulgato la legge di Bilancio nei termini utili a evitare l’esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto da poche ore. Avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità”. Mattarella, che dell’accordo con l’Ue è stato uno dei registi e promotori, ha salutato con favore l’intesa raggiunta dopo mesi di tensioni tra Roma e Bruxelles. Quindi ha rivolto un pensiero alle polemiche delle opposizioni: “Mi auguro – vivamente – che il Parlamento, il governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto”. Il riferimento è ai tempi ristretti con cui la Manovra è stata discussa e quindi al mancato coinvolgimento del Parlamento e al poco tempo destinato al dibattito che ha provocato le proteste delle opposizioni. Mattarella ha anche parlato di uno dei punti più contestati della Manovra: la tassa sul terzo settore. “Vanne evitate ‘tasse sulla bontà’“, ha detto. “Le realtà del Terzo Settore, del No profit rappresentano una rete preziosa di solidarietà, hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e meritano maggiore sostegno da parte delle istituzioni, anche perché, sovente, suppliscono a lacune o a ritardi dello Stato negli interventi in aiuto dei più deboli, degli emarginati, di anziani soli, di famiglie in difficoltà, di senzatetto. Anche per questo vanno evitate”.

Mattarella ha anche parlato della cronaca. E quindi ha ricordato la morte del tifoso dell’Inter prima della partita con il Napoli il 26 dicembre scorso. “È l’immagine dell’Italia positiva, che deve prevalere”, ha detto. “Il modello di vita dell’Italia non può essere – e non sarà mai – quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi. Alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo. Fenomeni che i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare. Lo sport è un’altra cosa”.

Il Capo dello Stato ha iniziato parlando di quello che gli italiani, nei tanti incontri che ha fatto con la cittadinanza nel corso dell’anno, gli chiedono. “Quel che ho ascoltato” dagli italiani, “esprime, soprattutto, l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita“, ha detto. “La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino. Sentirsi comunità significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa pensarsi dentro un futuro comune, da costruire insieme”. Ma per farlo sono tante le questioni da risolvere secondo Mattarella: “La mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili. L’alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani. La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta. Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio. Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo. Ma non ci sono ricette miracolistiche. Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno. Traguardi consistenti sono stati raggiunti nel tempo. Frutto del lavoro e dell’ingegno di intere generazioni che ci hanno preceduto”.

Mattarella ha quindi ricordato che nella prossima primavera si voterà per rinnovare il parlamento Ue e proprio l’Europa è il concetto da cui il presidente della Repubblica chiede che si riparta. “La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole”. Le elezioni europee sono “uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne. Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa”. Proprio l’anno scorso il Capo dello Stato si era rivolto all’Italia che si preparava ad andare alle urne, ma in quel caso per rinnovare il Parlamento italiano: “I partiti hanno il dovere di programmi realistici”, aveva detto. E aveva anche ricordato la generazione che per prima avrebbe votato alle urne: “Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta”. Quindi aveva chiuso parlando della Costituzione, suo unico strumento e “cassetta degli attrezzi” per “rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre”.

Quest’anno, proprio parlando di Europa, Mattarella ha ricordato Antonio Megalizzi, il giornalista morto nell’attentato di Strasburgo: “Vorrei rinnovare un pensiero di grande solidarietà ai familiari di Antonio Megalizzi, vittima di un vile attentato terroristico insieme ad altri cittadini europei. Come molti giovani si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia. Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace”.

L’augurio finale è andato agli italiani in patria e all’estero, e agli immigrati. E pure ha ricordato le Forze armate: “Rivolgo un augurio alle donne e agli uomini delle Forze armate, impegnate per garantire la nostra sicurezza e la pace in patria e all’estero. Svolgono un impegno che rende onore all’Italia. La loro funzione non può essere snaturata, destinandoli a compiti non compatibili con la loro elevata specializzazione”. Il capo dello Stato, però, ha voluto anche dedicare qualche attimo del suo discorso di fine anno a “un episodio di cronaca recente” dal quale è rimasto “colpito”. “Una signora di novant’anni, sentendosi sola nella notte di Natale, ha telefonato ai Carabinieri. Ho bisogno soltanto di compagnia, ha detto ai militari. E loro sono andati a trovarla a casa portandole un po’ di serenità”, ha ricordato il presidente prima d’inviare “un saluto affettuoso alla signora Anna, e alle tante persone che si sentono in solitudine”.

E proprio parlando di senso di comunità ha chiuso: “Vorrei concludere da dove ho iniziato: dal nostro riconoscerci comunità. Ho conosciuto in questi anni tante persone impegnate in attività di grande valore sociale; e molti luoghi straordinari dove il rapporto con gli altri non è avvertito come un limite, ma come quello che dà senso alla vita. Ne cito uno fra i tanti ricordando e salutando i ragazzi e gli adulti del Centro di cura per l’autismo, di Verona, che ho di recente visitato. Mi hanno regalato quadri e disegni da loro realizzati. Sono tutti molto belli: esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare. Ne ho voluto collocare uno questa sera accanto a me. Li ringrazio nuovamente e rivolgo a tutti loro l’augurio più affettuoso. A tutti voi auguri di buon anno”.

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