E’ il secondo governatore che finisce alla dimora obbligata. Prima la Basilicata con Marcello Pittella oggi la Calabria con Mario Oliverio. Il tema è lo stesso: le clientele alla radice del potere. Lo sperpero come mezzo per mantenerlo più a lungo. L’appalto visibilmente tarocco come sistema di programmazione automatica dei consensi futuri, cosicché nulla sarà lasciato al caso, tantomeno al buon governo. Tutto il male possibile deve venire, e caparbiamente i nostri politici ci riescono. La cosa che stupisce, o meglio fa rabbrividire, è che l’unico sentimento assente è lo stupore. Tutto quel che oggi si sa, già si supponeva, si pensava, o al limite si temeva. E tutto quel che verrà, come per esempio i nuovi leghisti che traghettano il loro passato oscuro sopra la ruspa del vincente di turno, è già messo in conto, calcolato, previsto e immaginato.

Se manca lo stupore è perché è svanita la rabbia, dell’indignazione non sappiamo che farcene, figurarsi dell’onestà, abbiamo visto gli ultimi epigoni come si comportano, della trasparenza non ne parliamo più, del talento men che mai.

Conosciamo il film, la sua trama, gli attori. Siamo, purtroppo, spettatori annoiati ma pazienti.

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