Il partito di Matteo Renzi finirebbe per indebolire il Pd. È questo il risultato più evidente del sondaggio realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera che ha cercato di stimare quale sia il consenso di partenza di cui godrebbe un’eventuale nuova formazione politica guidata dall’ex premier: il 3,4% degli elettori, che si traduce nel 6,1% di voti validi. Voti che arriverebbero in gran parte appunto dal Partito democratico (il 73%, ovvero quattro nuovi elettori su 5), dagli astenuti, da Forza Italia e Noi con l’Italia (8%). Nessun consenso invece rubato alla Lega, appena il 3% al M5s: i due partiti che Renzi dichiara apertamente di voler combattere.

Ovviamente sono dati da maneggiare con cautela, come avverte Nando Pagnoncelli sulle pagine del Corsera, perché molto del consenso dipenderebbe dalle strategie di Renzi: quando e come strappare con il Pd, dove posizionarsi dopo.  Per ora resta un’eventualità, anche se l’ex premier non ha ancora chiarito definitivamente quali siano le sue intenzioni. Gli indizi che portano a pensare a un suo progetto partono dai comitati civici di “Ritorno al futuro“, passano per l’incontro con il senatore di Fi, Paolo Romani, senza dimenticare lo strappo con Marco Minniti, ritiratosi dalle primarie del Pd proprio per l’appoggio rimasto ambiguo dei renziani.

Dopo il deludente risultato alle politiche del 4 marzo e proprio in vista delle primarie, Ipsos prova a misurare il polso della base democratica. La poltrona di nuovo segretario sembra essere indirizzata verso Nicola Zingaretti che anche in questa rilevazione si conferma il candidato preferito dagli elettori Pd, con il 39% di preferenze contro il 17% di Maurizio Martina. Mentre il ticket Roberto Giachetti/Anna Ascani è appena all’8 per cento. Resta però una larga parte di indecisi (un elettore Pd su tre).

Non stupisce anche che la base democratica faccia fatica oggi a riconoscersi in un’unica strategia. Gli elettori sono completamente spaccati (51% e 47%) tra chi auspica un ritorno a sinistra e ai temi cari a questa tradizione politica e chi invece preferisce continuare sulla strada verso la trasformazione in un partito che parla anche al centrodestra e che sia antitesi di populismo e sovranismo.

Allo stesso modo, gli elettori Pd si dividono fra contrari a un avvicinamento al M5s (il 60%) e coloro che invece sono abbastanza e molto a favore di una possibile alleanza, il 37 per cento. Percentuali che, sempre secondo la rilevazione Ipsos, si riflettono allo stesso modo anche tra gli elettori pentastellati: 57 per cento contro 39 per cento.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Lega, gaffe del senatore Pepe: “Spero che presidente Brasile assicuri Sofri alle patrie galere”. Ma si tratta di Battisti

prev
Articolo Successivo

Tesoro, il capo di gabinetto Garofoli in uscita a fine mese: Lambiase in pole per la successione

next