M5s? C’è una insofferenza evidente del movimento nei confronti della Lega. Basti ricordare i vecchi rapporti tra di loro o quello che dicevano di Salvini Di Maio e Di Battista e viceversa. Quindi, secondo me, la norma è che prima o poi queste due forze politiche andranno l’una contro l’altra”. Sono le parole del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, nel corso di Otto e Mezzo (La7). E aggiunge: “L’aspetto che sembra un po’ calmare la situazione è questa apparente apertura di Salvini e di Di Maio sulla vicenda manovra, soprattutto da parte del leader della Lega. Ci sono però dei problemi evidenti nei 5 Stelle: è un elettorato diverso, eterogeneo, raccoglie destra e sinistra. C’è anche un problema di classe dirigente, ci sono ministri che si stanno rivelando platealmente inadeguati al loro ruolo, come Toninelli. Come riesce a ovviare a questa crisi? Secondo me, in due modi”.
Scanzi spiega: “Da una parte, il M5s deve dare la sensazione di essere comunque alternativo alla Lega e in questo senso i 5 Stelle hanno bisogno che torni al più presto Di Battista sul campo di battaglia. Non si sa ancora però cosa farà da grande: ritorna a dicembre, ma non si sa se rimane. Dall’altra parte, servono continue vittorie identitarie da parte del M5s, come la riforma sulla giustizia e altre bandierine, perché se non ottengono tante vittorie quanti sono i rospi che sta ingoiando il suo elettorato scenderà dal 32% al 28% e sempre più giù. E ricordiamo anche che mediaticamente Salvini è molto più bravo di Di Maio e di tutti gli altri 5 Stelle”.
La firma del Fatto si sofferma poi sui rapporti tra 5 Stelle e Pd: “E’ vero che i 5 Stelle in qualche modo hanno catalizzato inizialmente i delusi di sinistra. Adesso però c’è una forte antipatia reciproca tra l’elettorato del Pd e quello del M5s: sono due mondi che non parlano più. E anche molti che avevano votato M5s a marzo, come Fiorella Mannoia e Ivano Marescotti, si sentono delusi e detestano profondamente i 5 Stelle. Quindi, immaginare un giorno, tra 6 mesi o tra un anno, che un Pd eventualmente derenzizzato torni a dialogare coi 5 Stelle è possibile, ma oggi la vedo molto difficile. Sono due mondi che hanno litigato proprio in maniera profonda e radicale”.