“La libertà di stampa è un pilastro fondamentale della democrazia, nessuno può pensare sia stata mai messa in discussione. Non è mai stato all’ordine del giorno”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo le polemiche delle scorse settimane per gli attacchi alla stampa da parte del Movimento 5 stelle, ha partecipato a un incontro con tre giornalisti minacciati dalle mafie a Palazzo Reale di Napoli. “A volte”, ha detto rispondendo alle domande di Nello Trocchia, Sandro Ruotolo e Salvatore Minieri e cercando di giustificare le dichiarazioni degli esponenti del Movimento, “può succedere che dopo giorni di attacchi uno possa avere una reazione che comunque non va giustificata, ma non per questo dovete pensare che si può mettere in discussione un principio fondamentale dell’ordinamento civile”. Il presidente del Consiglio in realtà, già nelle ore successive alle tensioni tra giornalisti e 5 stelle, aveva cercato di far rientrare il confronto dentro i toni istituzionali. Rispondendo quindi alla domanda di Ruotolo sulla necessità di “fare una legge sul conflitto d’interesse al posto delle liste sui giornalisti buoni e cattivi”, ha dichiarato: “L’ elenco è stato fatto dal Guatemala e non da un membro del governo. Quanto alla legge sul conflitto d’interessi siamo già impegnati a farla, ci affretteremo”. Un riferimento esplicito, ma senza nominarlo, all’ex deputato M5s Alessandro Di Battista che è attualmente in viaggio in Sud America e che nelle ore dello scontro ha fatto un post su Facebook prima definendo i giornalisti “puttane” e poi stilando un elenco di quelli che secondo lui sono i buoni cronisti. Era la prima volta che Conte parlava esplicitamente dell’intervento di Di Battista.

Il premier ha quindi voluto ribadire l’importanza del mestiere del giornalista. “Stasera”, ha detto, “vogliamo rendere una testimonianza sul mestiere di giornalista, di chi è votato alla libertà di informare e si assume dei rischi perché non arretra di fronte alla volontà di indagare i fatti”. Conte nel corso dell’incontro ha anche interpretato l’inedito ruolo di intervistatore, facendo le domande ai giornalisti e scherzando su quanto ha imparato “in questi primi mesi in cui, io che non ci ero abituato, sono stato al centro dell’attenzione dei mass media”. Conte ha poi sottolineato l’importanza di affrontare l’argomento della criminalità organizzata nel corso della sua giornata in Calabria e Campania dedicata, ha detto, “a momenti che possono sembrare vetrine; ma invece è importante offrire il segnale di una costante attenzione da parte del governo e questa occasione è destinata a tenere alta la soglia di attenzione. La mia volontà precisa è che i riflettori siano sempre accesi”.

Conte tra le altre cose ha parlato anche dell’utilizzo dei social network: “Capisco che con i social vi sentiate messi in discussione. Ma oggi è impensabile una politica senza social. Se mi fossi affidato solo ai giornali non mi sarei sentito rappresentato e descritto. Non ero su nessun social prima di diventare premier. Oggi su Facebook trovate quello che faccio, ma questo non riduce i vostri spazi. Anzi forse è uno stimolo a fare meglio il vostro mestiere”.

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