È partita solo il 6 novembre scorso, ma in pochi giorni ha già raggiunto oltre 72mila firme. È la petizione, lanciata su Change.org da quattro ginecologhe e diretta al ministro della Salute Giulia Grillo che chiede la piena applicazione della legge 194, quella che tutela la possibilità di abortire. Tre le richieste fatte alla ministra: garantire in ogni ospedale la presenza di ginecologi non obiettori 24 ore su 24, sanzionare le direzioni sanitarie che non assicurano il servizio e istituire una “helpline” nazionale e gratuita, gestita direttamente dal ministero, per supportare le donne respinte da medici obiettori.

A promuovere il cambiamento quattro tra le più importanti professioniste italiane, che, si legge nella presentazione della raccolta firme “da sempre si prendono cura di ogni paziente, nel rispetto della sua dignità e del suo diritto alla libertà riproduttiva”. Si tratta di Silvana Agatone, ginecologa presidente di Laiga, Libera associazione italiana ginecologi, per l’applicazione della Legge 194/78 e socia fondatrice della rete nazionale di politica femminista ‘Rebel Network’; Elisabetta Canitano, ginecologa non obiettrice di Vita di donna; Concetta Grande, ginecologa non obiettrice socia Laiga; Giovanna Scassellati, responsabile Uosd salute riproduttiva Ospedale San Camillo di Roma.

Le quattro hanno ricordato alla ministra la situazione italiana, dove la legge spesso viene boicottata e resa inapplicabile. “Accade che quando vuoi interrompere la gravidanza, non trovi negli ospedali medici che ti sostengano e diano seguito alla tua scelta – scrivono le ginecologhe – Se vuoi abortire, vieni giudicata e pressata da chi dovrebbe rispettare la tua decisione e permetterti di viverla in tranquillità e sicurezza”. Ma non solo. Molte donne, denunciano le professioniste, non possono scegliere l’aborto farmacologico perché consentito solo fino al 49esimo giorno di gravidanza, a differenza di altri paesi nel mondo dove può essere fatto fino al 63esimo. Nel testo pubblicato sul sito dove è ospitata la petizione le quattro donne ricordano anche un caso tra i tanti, quello di Valentina Milluzzo, morta a 32 anni in un ospedale a Catania, “dove risulta che di 12 medici obiettori nessuno sia voluto intervenire per praticare un aborto d’urgenza”.

Ad accompagnare la petizione, sottoscritta anche dalla segretaria della Cgil, Susanna Camusso, e dall’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, alcuni dati. Nel 2015 su un totale di 614 ospedali solo 385 effettuavano l’aborto (ovvero solo il 59,4%). Nel 2016, da 385 si è passati a 371 e da allora il numero continua a diminuire. “Nella realtà, quindi, poco più della metà degli ospedali garantisce il rispetto della legge”, spiegano le ginecologhe. Inoltre, si legge ancora, “delle strutture che danno la possibilità di usufruire della legge 194 solo una piccolissima percentuale permette alle donne che scoprono di avere un feto gravemente malformato di sottoporsi ad aborto dopo i 90 giorni di gravidanza”. Una mancanza che penalizza le donne meno abbienti, spesso costrette ad una ricerca affannosa da provincia a provincia e talvolta da regione a regione, con il rischio di arrivare fuori tempo nei pochissimi ospedali “dove vi sia un ginecologo disponibile a farle abortire”.

Non è il primo appello lanciato dai ginecologi al ministero della Salute. Già lo scorso anno sei professionisti avevano dato il via ad una raccolta firme, sempre su Change.org, per garantire la contraccezione gratuita e consapevole a tutti.

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