La critica lo ha definito più volte “uno dei violinisti italiani più rappresentativi della sua generazione”. È stato premiato al concorso biennale di Vittorio Veneto nel 2010 e al XX Concorso Internazionale violinistico Postacchini di Fermo. Suona con un prezioso strumento Joseph Guarneri del 1727 appartenuto al violinista Cesare Barison, per gentile concessione della famiglia. Si è esibito in tutto il mondo, tra festival musicali e concerti per numerose istituzioni di prestigio. Si chiama Fabrizio Falasca, è originario di Sarno e dal 2016 è Assistant Concertmaster della prestigiosa Philharmonia Orchestra di Londra. “Molti musicisti, me incluso, non trovando molto spazio in Italia, hanno preso la dolorosa decisione di andare all’estero”, racconta.

Fabrizio ha studiato e si è formato in Italia, collaborando con numerose e prestigiose orchestre, da quella del Teatro San Carlo di Napoli all’Accademia di Santa Cecilia di Roma. “Poi, mosso dal desiderio di ottenere maggiori gratificazioni professionali, è maturata l’idea di mettermi in gioco in altri contesti, anche all’estero”, racconta. Nel 2015 Fabrizio aveva già conseguito il Master of Arts presso la Royal Academy of Music di Londra. A febbraio 2016, nella stessa settimana, arriva la vittoria del concorso di Concertmaster presso l’orchestra di Innsbruck e la vittoria come Assistant Concertmaster alla Philharmonia Orchestra. “È stata una scelta complicata: non è mai facile lasciare la propria terra. Alla fine optai per Londra”.

L’accoglienza della Philharmonia è stata speciale. “Come lavorare in una grande famiglia di artisti. I rapporti sono professionali, improntati alla crescita umana in un contesto di altissimo livello – spiega Fabrizio –. Hanno dimostrato fin da subito di credere in me”. In effetti il posto di Fabrizio era rimasto vacante nei sette anni precedenti perché nessuno riusciva a soddisfare i parametri richiesti. Dopo le audizioni infatti, ottenuto il periodo di prova, potrebbero volerci anche anni per essere confermati. “Qui si procede secondo regole estremamente dure e selettive. I musicisti vengono selezionati tenendo conto delle loro potenzialità e capacità (musicali ed umane) e di quanto possano potenziare il livello ed il prestigio dell’orchestra”.

La vita di un musicista è in continua evoluzione e ogni giorno è diverso da un altro. “Non ho una vera e propria giornata tipo. Quando sono a Londra i ritmi di lavoro sono serrati e frenetici, l’impegno è notevole e stimolante, la diversità e la quantità di programmi da eseguire è vasta”. In più ci sono continue tournée internazionali e concerti in diverse città del Paese. Fabrizio svolge sia attività da solista che di musica da camera. “Dedico la maggior parte delle mie giornate allo studio. Data la molteplice natura della mia attività devo affrontare e preparare nuovi repertori”.

“Nel Regno Unito – spiega Fabrizio – si punta sempre alle eccellenze in ogni campo lavorativo e c’è meno preconcetto in generale, le opportunità vengono date a tutti con rispetto e più flessibilità. Poi sta a te saperle sfruttare – continua –. Non ci sono mai limiti di realizzazione professionale e di carriera, ma c’è anche da dire che la competizione è tanta e spietata”. Dal punto di vista retributivo il sistema è completamente diverso dall’Italia e si diversifica in relazione agli impegni, suddivisi tra servizi e concerti, assunti giorno dopo giorno e non con salario fisso. Naturalmente Londra ha un costo non comparabile a quello delle città italiane, quindi le retribuzioni soprattutto per i musicisti che ricoprono un ruolo di grande responsabilità sono “adeguate al costo della vita”.

E l’Italia? Fabrizio sogna di tornare, un giorno per poter trasmettere a ragazzi e colleghi più giovani la passione per la musica, grazie anche all’esperienza accumulata girando il mondo. “Per me emigrare dovrebbe significare solo arricchimento culturale e crescita musicale – continua –. A volte ho l’impressione che nel nostro Paese dell’arte si possa fare a meno”.

Per ora Londra rimane uno dei panorami musicali più importanti al mondo: Fabrizio suona con la Philharmonia, ha formato un quartetto d’archi, si esibisce nelle maggiori stagioni concertistiche di tutto il mondo e collabora come primo violino di spalla con le orchestre più prestigiose d’Europa. “Sono meridionale, ho un rapporto viscerale con la mia terra e spesso sento il bisogno di tornare. Ma non rinuncio ai miei obiettivi”. Uno dei momenti più belli è stato il 5 febbraio 2017, quando Fabrizio si è esibito come solista nel Giorno della Memoria accompagnato dalla Philharmonia nella Royal Festival Hall di Londra. “La sala era sold out e durante quello scrosciante applauso mi sentivo così orgoglioso di essere italiano. Ecco, mi piacerebbe vedere un giorno un’Italia che desse maggiori opportunità e non lasciasse partire i suoi talenti”.