La consigliera Rai Rita Borioni, eletta in quota Pd, ha fatto ricorso al Tar contro la nomina di Marcello Foa a presidente della Rai. Alla base del suo ricorso, apprende l’Adkoronos, ci sarebbe il fatto che il giornalista, dopo la bocciatura della Vigilanza, non poteva nuovamente essere indicato dal Consiglio di amministrazione per l’incarico di presidente.

Foa è stato eletto lo scorso 26 settembre con 27 voti favorevoli in commissione, il minimo previsto per il via libera. Alla votazione il Partito Democratico non aveva partecipato per protesta, proprio perché il governo lo aveva nuovamente indicato dopo la bocciatura dell’1 agosto scorso. In quell’occasione, oltre al Pd, avevano disertato il voto anche LeU e Forza Italia. Il cambio di orientamento del partito di Silvio Berlusconi aveva permesso la sua elezione. Lo stallo si era sbloccato dopo un vertice ad Arcore, il 17 settembre, tra l’ex presidente del Consiglio e Matteo Salvini. “È cambiato il metodo, ora condiviso, e il merito, dopo aver ascoltato Foa”, aveva spiegato Giorgio Mulè al termine dell’audizione.

Sulla sua seconda indicazione si era scatenata una guerra di pareri legali tra Lega e Pd. Due, commissionati dal Carroccio allo studio dell’avvocato Federico Freni e allo studio Villarboito&Zuffanti erano favorevoli a Foa, mentre uno dei dem – fornito dallo studio Del Re&Sandrucci dava pollice verso. Secondo i legali ingaggiati dal Pd, “il parere negativo della Vigilanza è espressione di una valutazione amministrativa e quindi contiene implicitamente un giudizio in ordine all’(in)idoneità del candidato a ricoprire il ruolo di presidente della Rai, giudizio che, a nostro avviso, non può essere ‘superato’ con una nuova candidatura”.

Quindi “riproporre il candidato – continuava lo studio – sarebbe contrario ai principi di imparzialità e buona amministrazione” e “la commissione vedrebbe menomata la funzione di garanzia e vigilanza cui è deputata”. La rielezione di Foa, spiegava lo studio DelRe&Sandrucci, “si configurerebbe come un atto illegittimo per eccesso di potere sotto il profilo dell’illogicità e dell’ingiustizia manifesta”. Sulla base di quelle considerazioni, Borioni aveva diffidato il Consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini dal procedere a una nuova votazione, poi avvenuta. Ora la Borioni, secondo l’Adnkronos, ha deciso di ricorrere alla giustizia amministrativa.

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