“Se la riforma della prescrizione slitta, il decreto Sicurezza muore“. I vertici del Movimento 5 stelle non sembrano intenzionati a cedere sulla riforma che negli ultimi giorni ha animato una delicata trattativa con gli alleati della Lega. E alla fine di una lunga giornata fatta di annunci e rinvii, fanno filtrare le loro condizioni dall’interno del vertice convocato da Luigi Di Maio con i ministri M5s e i capigruppo di Camera e Senato.

La giornata: “Vertice? C’è la Champions” – Proprio a Palazzo Madama la trattativa sul decreto Sicurezza sembrava essersi sbloccata con il consiglio dei ministri che ha autorizzato il voto di fiducia. E invece sulla questione si è allungata ancora l’ombra delle tensioni legate alla prescrizione. “Se non ci sarà lealtà sulla prescrizione, non ci sarà sul dl sicurezza”, fanno sapere i vertici M5S all’Adnkronos, ricordando che il decreto deve passare ancora al vaglio della Camera. La resa dei conti doveva avvenire in serata con un vertice a tre tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier. Matteo Salvini, però, si è negato: “Ma quale vertice! Stasera vedo la Champions“, ha detto entrando al Senato. Il Milan, cioè la squadra per cui tifa Salvini, però, non gioca la Champions league. Il vertice di governo, quindi, è stato comunque congelato.

Conte: “Riforma prescrizione sacrosanta”- “Presidente, la giornata è finita quindi?”. “No…c’è la partita…”, ha detto il premier Conte interpellato dai cronisti al termine del programma “Dimartedì”. Dove si è espresso proprio sulla prescrizione. “Noi stiamo lavorando all’accelerazione dei processi penali e stiamo depotenziando la prescrizione: secondo la proposta del M5S, dopo il primo grado non scatterebbe più. Ovviamente su questa proposta ci riuniremo, è una proposta del M5S, non è stata ancora votata”, ha detto a Dimartedì il premier.”La soluzione è sacrosanta – ha aggiunto – ci consenta di metterla a punto dal punto di vista tecnico. Nel contratto M5S-Lega si sono impegnati a rivedere la prescrizione con una riforma efficace”.

Salvini: “Troveremo la quadra” – Anche Salvini è possibilista su un accordo per uscire dall’impasse. “Sono abituato a mantenere gli impegni presi: nel contratto di governo c’è la riforma della giustizia e la riforma della prescrizione. L’unica cosa che non voglio è che ci siano processi eterni, per i colpevoli ma soprattutto per gli innocenti. Sono sicuro che, come abbiamo sempre fatto in questi mesi, insieme a Conte e Di Maio, troveremo la quadra“. E  a chi chiede se la maggioranza rischia risponde: “Ma figurati!” All’orizzonte, infatti, è spuntato un altro motivo di tensione tra la Lega e il M5s: lo spazio. Il viceministro pentastellato dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha spiegato di non essere stato informato della scelta del ministro leghista, Marco Bussetti, di silurare Roberto Battiston dall’Agenzia spaziale italiana

La fiducia – Intanto domattina Palazzo Madama si prepara a votare la fiducia al decreto Sicurezza: il Cdm ha dato il suo via libera, come preannunciato dal ministro Riccardo Fraccaro. Il Pd, però, ha contestato i tempi: “Abbiamo chiesto esplicitamente al ministro Fraccaro di dirci se e quando un Consiglio dei ministri ha autorizzato a porre la fiducia sul testo. Altrimenti dobbiamo pensare a un Cdm ‘fantasma’. E Fraccaro ha risposto semplicemente che non era tenuto a darci una risposta”, dice il capogruppo dem Andrea Marcucci.  “Il Pd è ormai senza argomenti e non perde occasione per dimostrare il proprio analfabetismo istituzionale e procedurale. Il governo continua a lavorare per il bene del Paese”, risponde il senatore Nicola Morra. Le dichiarazioni di voto a Palazzo Madama sono fissate per le ore 9 e 30 del 6 novembre. Quindi dopo circa un’ora, ci sarà la chiama per la fiducia. “Io bado alla sostanza e non alla forma non mi curo se si vota stasera o domani, se c’è la fiducia o meno”, ha detto Salvini. 

L’incrocio con la prescrizione – Durante la giornata sembrava che il voto potesse slittare. Per due volte il sottosegretario agli Interni leghista Nicola Molteni ha chiesto una sospensione necessaria per aggiungere un maxi emendamento e chiedere così il voto di fiducia. L’ipotesi slittamento aveva nutrito il forte sospetto che sul decreto Sicurezza si fosse allungata l’ombra del ddl Anticorruzione e della trattativa tra M5s e Lega sull’emendamento sulla prescrizione. E infatti così è stato. “Come spesso accade bisogna incontrarsi e discutere“, ha detto Giancarlo Giorgetti. “Quando torna Salvini dal Ghana e Di Maio dalla Cina può darsi che si incontreranno e che troveranno una soluzione”, ha aggiunto il sottosegretario leghista. Secondo fonti governative della Lega, il vertice tra i due leader dovrebbe svolgersi domani pomeriggio a Palazzo Chigi, con la presenza del premier Conte e probabilmente anche dei ministri competenti.

Slitta ancora la commissione Giustizia – Nel frattempo anche alla Camera le commissioni Affari costituzionali e Giustizia dove è impantanato il ddl Anticorruzione con l’emendamento sulla prescrizione, hanno rinviato ancora la riunione: prima dalle 11 alle 12,30 (la discussione era già slittata da ieri sera alle 9 di stamani e dalle 9 alle 11). E poi alle 20: ma anche questa volta i presidenti non hanno dato il parere agli emendamenti dei relatori, compreso quello sulla prescrizione. In pratica si attende un accordo tra i due leader I presidenti delle due commissioni, Giulia Sarti e Giuseppe Brescia, propongono di andare avanti stasera con i pareri di relatori e governo sui circa 300 emendamenti presentati al ddl. Mercoledì alle 14 si inizierà a votare. Sarti conferma che il ddl approderà in aula il 12 novembre.

Urla tra M5s e Lega – L’Ansa segnala anche che nell’aula del Mappamondo – dove si riuniscono le commissioni – si sono sentite anche delle urla. Per la precisione alle 11 era previsto l’ufficio di presidenza delle commissioni per stabilire il percorso del provvedimento e a seguire la seduta vera e propria, con l’atteso pronunciamento sull’ammissibilità dell’emendamento sulla prescrizione. Ma nell’aula del Mappamondo erano assenti i deputati della maggioranza e i due presidenti, entrambi dei 5 stelle. Alle 11,20 alcuni deputati del Pd (Gennaro Migliore, Emanuele Fiano, Franco Vazio) sono andati nell’ufficio della Sarti per sollecitare, ma lì era in corso una riunione del M5s con il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi. Alla fine i parlamentari della maggioranza sono arrivati (ma non i due presidenti) e uno dei relatori, Francesca Businarolo dei Cinquestelle, ha annunciato lo slittamento della seduta, il che ha suscitato le proteste delle opposizioni, anche perché è compito dei presidenti stabilire gli orari delle sedute. Fiano, raccontano fonti parlamentari del Movimento, avrebbe cercato di entrare nella stanza e Businarolo avrebbe invitato il parlamentare Pd ad uscire. Ma, sottolineano le stesse fonti, Fiano a quel punto si sarebbe rivolto alla collega M5s con le parole: “Signorina, se ne vada all’asilo”. Parole sulle quali le stesse fonti commentano duramente: “C’è stata una totale mancanza di rispetto”. Interpellato dall’Ansa sull’accaduto Fiano spiega: “Su quella frase mi scuserò alla ripresa dei lavori. E racconterò anche il resto”. Quindi ha spiegato: “La collega Businarolo, che non conoscevo, ponendomi una mano sul corpo, mi ha detto: tu non hai nessun diritto di entrare in quella stanza. Io le ho spiegato che avevo bussato e mi era stato detto di farmi avanti. Ne è nato un diverbio, per il quale mi sono formalmente scusato. Mi dispiace che la collega si sia sentita offesa, colpa mia. Adesso però per me episodio finito”.

Renzi: “C’è norma salva Casaleggio” – Nel frattempo nel dibattito sull’Anticorruzione interviene anche Matteo Renzi: l’ex premier sostiene che nel ddl c’è un “norma salva Casaleggio“. Il senatore del Pd cita “Marco Canestrari (ex collaboratore di Gianroberto Casaleggio, ndr), profondo conoscitore del M5S, che scrive (ironicamente) su Twitter ‘finalmente in arrivo la norma salva Casaleggio che tutti aspettavamo, nascosta nella legge anticorruzionè”. Il riferimento è per quella norma, prevista nella parte della riforma dedicata al finanziamento della politica, che obbliga “un partito o movimento politico” a “essere collegato ad una sola fondazione o ad una associazione”. Per Canestrari sarebbe una legge che servirebbe a legare il M5s all’associazione Rousseau.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Manovra, Moscovici: “Commissione rispetta sovranità nazionale, ma si deve seguire il regolamento”

prev
Articolo Successivo

Di Maio, gaffe durante la missione a Shanghai: il presidente Xi Jinping diventa “Ping”

next