Uno smartwatch può essere utile per identificare ritmi cardiaci irregolari, che suggeriscono la presenza di fibrillazione atriale? La domanda è lecita, dato che secondo una recente ricerca, fra luglio e settembre 2018 sono stati prodotti 10 milioni di smartwatch in tutto il mondo. Chi indossa al polso uno di questi orologi hi-tech può vedere in tempo reale il proprio battito cardiaco, e tramite le app controllarne la media giornaliera e settimanale. Apple, produttrice degli Watch, ha finanziato una ricerca per appurare se i dati rilevati possano avere valenza medica.

Apple Heart Study, condotto dalla Standford Medicine, è il più grande studio di screening sulla fibrillazione atriale condotto finora. È stato supervisionato dal professore associato di medicina cardiovascolare Mintu Turakhia, e dall’assistente di medicina cardiovascolare Marco Perez. Vi hanno partecipato più di 400.000 utenti, che hanno acconsentito volontariamente a inviare i propri dati fra la fine del 2017 e agosto 2018. La progettazione dello studio clinico è descritta in un articolo pubblicato online il 1 novembre sull’American Heart Journal.  Le conclusioni non sono ancora state divulgate.

Si tratta di una vera e propria sperimentazione clinica per determinare se l’app che raccoglie i dati della frequenza cardiaca misurati con lo smartwatch possa essere utile per diagnosticare un disturbo del ritmo cardiaco. Una patologia spesso silente e insidiosa: il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Centers for Disease Control and Prevention) stima che negli Stati Uniti ci siano almeno 700.000 persone che potrebbero essere soggette a una fibrillazione atriale non diagnosticata. La condizione, che è caratterizzata da un battito cardiaco irregolare, rimane spesso nascosta perché molte persone non ne avvertono i sintomi. Tuttavia, la fibrillazione atriale può aumentare il rischio di ictus e insufficienza cardiaca.

“Il vantaggio dell’app è che può rilevare più volte nel corso della giornata un battito irregolare, senza che l’utente debba fare nulla”, ha spiegato Perez. Per sincerarsi dell’attendibilità dei dati, ogni partecipante ha indossato uno smartwatch Apple Watch (serie 1, 2 o 3) e registrato i dati tramite iPhone. Ricordiamo che Apple ha appena messo in vendita il Watch 4, non incluso in questa sperimentazione perché antecedente al suo arrivo. Dispone di uno strumento di rilevamento della frequenza cardiaca ancora più potente dei predecessori e ha già incassato la certificazione dalla FDA (Food and Drug Administration), anche se non può comunque sostituire un elettrocardiogramma tradizionale.

L’app usata nella sperimentazione ha controllato a intermittenza il sensore di frequenza cardiaca. Quando veniva rilevato un certo numero di episodi di irregolarità nel battito, il partecipante era invitato a programmare una visita con uno dei medici coinvolti nello studio. A questi volontari veniva poi spedita l’attrezzatura medica per un elettrocardiogramma su base settimanale.

Il primo obiettivo dello studio era determinare quanti tra coloro che registravano dati irregolari della frequenza cardiaca con lo smartwatch avevano poi gli stessi segnali di fibrillazione atriale con l’elettrocardiogramma (ECG). In seconda analisi, i medici hanno cercato di capire quanti tra coloro che hanno ricevuto notifiche di irregolarità del battito si siano rivolti a un medico per ulteriori analisi. In ultima analisi, è stato condotto un confronto fra i dati rilevati dallo smartwatch e quelli con l’ECG per determinarne il livello di precisione.

Turakhia spiega che “non è mai stato condotto in passato uno studio come questo”, che ha permesso ai medici di entrare in possesso di dati generati con “sensori di alta qualità in grado di misurare e rilevare i cambiamenti nei nostri corpi in modi completamente nuovi, senza nemmeno dover andare dal medico”. Il problema è che “tali dati vanno valutati rigorosamente”.

In buona sostanza, se indossate uno smartwatch e controllando l’app vi viene il sospetto che il vostro battito cardiaco non sia regolare, lasciate perdere il fai-da-te. Lo strumento al vostro polso può essere preciso e affidabile, ma l’interpretazione dei dati (e la conseguente diagnosi) deve essere affidata a chi ne ha le competenze. Invece di farvi prendere dal panico, quindi, meglio andare dal medico e chiedere esami clinici approfonditi.

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