Il governo porrà la questione di fiducia sul voto al decreto Sicurezza, cavallo di battaglia di Matteo Salvini e contestato da alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle. È quanto apprendono le agenzie di stampa da fonti pentastellate dell’esecutivo. Il decreto – che scade il 3 dicembre – è approdato oggi in aula al Senato, dove è iniziata la discussione generale (la diretta). L’esecutivo è pronto a presentare un maxi emendamento propedeutico alla richiesta di fiducia, che include nel testo del decreto le modifiche apportate in commissione Affari costituzionali.

Una mezza conferma è arrivata da Giuseppe Conte, che ha ammesso la valutazione in merito ma ha smentito che il governo ha già preso una decisione definitiva. “Porre la fiducia non è mai una decisione da prendere a cuor leggero – ha detto il presidente del Consiglio – Vengono valutate tutte le circostanze e quindi stiamo valutando questa soluzione, ci riserviamo fino all’ultimo, domani scioglieremo la riserva”. Il capo del governo, poi, ha aggiunto che la fiducia è anche “un modo per richiamare alla responsabilità tutte le forze di maggioranza. Non è nulla di drammatico ma è un passaggio molto serio”.

Luigi Di Maio, da parte sua, si dice favorevole alla fiducia: “Il Consiglio dei ministri ha votato quel decreto. Il Parlamento lo ha modificato, il Senato in commissione. Adesso, se ci sono opinioni contrastanti nella maggioranza, è giusto che il governo faccia una ricognizione della fiducia”, ha detto il vicepremier, che sull’eventuale voto difforme, ha aggiunto, “immagino una valutazione dei probiviri MoVimento”. Nel tardo pomeriggio, al termine della discussione generale, l’Aula del Senato ha approvato la sospensione dei lavori, chiesta dal relatore, il senatore leghista Stefano Borghesi “per approfondimenti”. I lavori riprenderanno martedì mattina. Il governo, si apprende in ambienti della maggioranza, sta definendo un maxiemendamento in cui ci dovrebbero essere alcune piccole correzioni al testo all’esame dell’Aula di Palazzo Madama.

Nel giorno in cui il testo era stato licenziato dalla commissione, il Partito Democratico aveva annunciato l’intenzione di presentare richiesta di 70 voti segreti, sui quali rischiava di emergere il dissenso di almeno 4 parlamentari pentastellati contrari ad alcune norme contenute nel decreto. Negli scorsi giorni, infatti, all’interno del M5s erano state diverse le voci che avevano manifestato malessere per come il testo sarebbe approvato a Palazzo Madama.

“Non permettere un regolare dibattito dell’aula, voler mettere insieme il giudizio su un provvedimento con un giudizio complessivo sul governo e sulle sue funzioni future non è il modo più opportuno di procedere”, commenta la senatrice Paola Nugnes, una degli esponenti pentastellati che nei giorni scorsi avevano manifestato il proprio dissenso. “Senza la fiducia avrei votato contro il provvedimento, che credo finirà per produrre più irregolari – prosegue Nugnes – Ma siccome mi aspetto che questo governo farà in futuro cose buone, nel momento della fiducia uscirò dall’Aula. Ma posso assicurare che tutti i miei colleghi, nel merito di questa legge, la pensano come me“. “La verità – aggiunge – è che non si vuol fare vedere che Forza Italia e Fratelli d’Italia votano a favore“.

Da parte sua, il senatore Gregorio De Falco che si era augurato non venisse posta la fiducia e aveva annunciato l’intenzione di votare alcuni emendamenti di Pd, Leu e Forza Italia: “Se metteranno la fiducia, vedremo – aveva aggiunto non escludendo un voto in dissenso – Io confido molto nelle parole di Di Maio che ha detto che alcune correzioni al dl Sicurezza potranno essere decise in Aula”. Questa mattina, intervistato a Circo Massimo su Radio Capital, il sottosegretario Stefano Buffagni ha commentato: “Se pensi che c’è un provvedimento con delle criticità ne discuti internamente, nella maggioranza, non è che presenti 80 emendamenti come se fossi all’opposizione, perché questo mette in difficoltà tutti. Intendiamoci quello che sta facendo la Lega con il ddl anticorruzione è esattamente lo stesso giochino”. De Falco “Si assumerà le sue responsabilità – ha concluso Buffagni – se non si ritrova, sono certo che si dimetterà e tornerà a fare il suo lavoro”.

“La replica non esiste. Ho sempre assunto su di me le responsabilità del mio ruolo in ogni momento, e le responsabilità del mio ruolo non le decide Buffagni“, risponde De Falco a Radio Capital. “Che faccio, commento ‘ste sciocchezze? – continua il senatore – Non voglio scendere a quei livelli. Per rispetto all’intelligenza di tutti, non voglio commentare questa roba”. “Io non ho presentato 80 emendamenti. Questa è gente che parla senza sapere di che cosa sta parlando, con una superficialità che è essa stessa criminale“. Sul voto di fiducia, De Falco dice: “Spero ancora che il provvedimento in aula possa essere all’ultimo migliorato. Nel caso in cui dovesse essere posta la fiducia, valuterò la situazione. A quel punto la fiducia non si riferisce più al provvedimento ma al governo. Se su questo provvedimento può cadere il governo? Non lo so. Chi pone la fiducia pone in discussione, non io”.

Elena Fattori aspetta di leggere gli emendamenti del governo: “Io ho dato fiducia al nostro governo non presentando gli emendamenti, adesso studierò quelli proposti e se sarò d’accordo li voterò“, ha detto la senatrice. Che, intervistata da a Radio Cusano Campus, ha anche commentato le parole di Buffagni: “Minacce di espulsione dal M5S se non si vota la fiducia? Mi sembra un segnale di debolezza. I grandi imperi sono finiti quando si sono costruiti i grandi muri. Se il M5S si blinda si fa male da solo, perché il M5S è sempre stato una fucina di idee e di contributi sul merito. Una cosa che non si capisce è che il M5S non è fatto dai suoi leader, ma dal suo popolo”.

Mercoledì, poco prima che arrivasse il via libera in commissione Affari costituzionali, dove Forza Italia si è astenuta mentre Pd e Leu hanno disertato i lavori, Matteo Salvini aveva spiegato: “Se si riesce a farlo con una discussione aperta e civile e con tempi normali, bene. Altrimenti, se questi presentano centinaia di emendamenti e vogliono tenerci lì per settimane senza arrivare da nessuna parte, allora noi ne prendiamo atto”. In quel momento ha iniziato a farsi strada l’ipotesi della fiducia, divenuta ancora più corposa quando il Pd ha annunciato le richieste di voto segreto e i quattro dissidenti del M5s hanno mantenuto ferma la propria posizione.

Intanto l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati rivolge un appello al governo: “I legislatori sono ancora in tempo per fare la cosa giusta, non solo per i richiedenti asilo e rifugiati ma anche in nome della lunga e orgogliosa tradizione dell’Italia di rispetto dei diritti umani”, si legge in una nota dell’Unhcr, che richiama “l’attenzione sull’impatto che i nuovi provvedimenti potrebbero avere sul sistema di accoglienza e asilo in Italia. Qualora fossero approvati nella loro forma attuale, questi potrebbero influire negativamente sull’accesso alla protezione e ai diritti dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia” e ricorda “come qualsiasi nuovo provvedimento debba essere conforme alla Convenzione di Ginevra, alla normativa internazionale e agli standard europei esistenti”.

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