Continua la guerra contro i lavoratori da parte dei governi italiani. Per anni abbiamo contestato la politica degli sgravi fiscali alle imprese per le assunzioni a tempo indeterminato con il contratto a tutele crescenti. Abbiamo contestato prima di tutto anche il contratto a tutele crescenti come istituto che stabilizza la precarietà e il decreto Poletti che liberalizzava i contratti a termine rendendo milioni di lavoratori carne da macello.

Il M5S ha sempre sbandierato di voler ridurre la precarietà, abolendo il Jobs Act e di voler restituire dignità ai lavoratori. Ma più passano i mesi più i timori che fossero solo slogan si materializzano. Oggi, con la manovra di stabilità bollinata dalla Ragioneria dello Stato, quelle preoccupazioni si rivelano un incubo per i lavoratori precari, soprattutto quelli del Sud. Infatti, non soltanto si persevera nel dare alle imprese sgravi fiscali, ma addirittura si rischia di tagliare di fatto le pensioni future dei giovani assunti con gli esoneri contributivi. È scritto nero su bianco.

L’art. 20 della Manovra intitolato “Proroga incentivo occupazione Mezzogiorno riporta gli sgravi al 100% fino al limite previsto dal governo Renzi di 8.060 euro all’anno (era 3.000 l’anno scorso) per le aziende che assumono un under 35 con contratto a tutele crescenti al Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna). Lo stesso si applica a chi assume lavoratori con più di 35 anni ma disoccupati o occupati irregolarmente da più di sei mesi.

Il programma del Pd adottato dall’attuale governo. Niente scorciatoie, niente interpretazioni complottistiche o disfattiste. È scritto nero su bianco. Ma c’è di più, molto di più, molto più grave. I contributi non versati dalle imprese costituiscono quella parte di retribuzione che si accumula per accedere in futuro alla pensione. Finora questa quota non pagata dalle imprese era stata poi versata dallo Stato usando i fondi per la coesione e lo sviluppo per evitare che i lavoratori assunti sotto incentivo vedessero le proprie pensioni future tagliate, perché se non versi i contributi non c’è quota 100 che tiene, non si arriva mai alle pensione. Fin dal 2014 ripetiamo che già questo schema in cui sono le casse dello Stato cioè degli altri lavoratori che pagano le tasse a coprire quanto le imprese non fanno è uno spostamento del reddito dai salari ai profitti, dai lavoratori alle imprese. Materialmente è una delle forme più esplicite della lotta di classe condotta dall’alto contro il basso e permessa dai governi. Lo abbiamo ripetuto e contestato a quei governi che assumevano le imprese come unico soggetto meritevole.

Cosa fa oggi il governo? Decide che le imprese non pagano i contributi ma dà alcuna certezza sulle risorse a disposizione dei fondi che dovrebbero coprirli. Nei fatti questo significa che se non ci sono i fondi o non ci saranno gli sgravi oppure rimangono gli sgravi ma tagliando il salario differito, quello che serve per la pensione. Ai giovani del Sud si sta rubando per legge il futuro. Imprigionati in contratti stabilmente precari oggi e con meno diritti domani.

Dov’è dunque il cambiamento? La direzione politica è identica alla precedente e si ricorderà che anche gli economisti vicini a Matteo Renzi, come Tommaso Nannicini, avevano proposto questo taglio secco. Non li abbiamo voluti al governo anche per evitare che ciò accadesse. Eppure niente è cambiato, l’agenda liberista dell’attuale governo è chiara e lotta contro i diritti dei lavoratori e dei disoccupati. Soprattutto quelli del Sud. È un’idea che considera la disoccupazione come una colpa individuale del soggetto che in questo stato si trova. Per espiare questa colpa egli è chiamato a pagare da sé con il proprio diritto alla pensione per “uscire” dalla trappola del mancato lavoro, del mancato reddito a disposizione. E allora a niente davvero serve il reddito di cittadinanza perché sono proprio questi lavoratori che dovranno accettare il lavoro che gli si propone, qualunque sia a qualunque condizione. Ma allo stesso tempo, come già ripetuto contro le politiche del Pd, al Sud il regalo lo si fa a quelle imprese che finora hanno assunto in nero giocando proprio sulla disperazione dei lavoratori. Potranno regolarizzare con contratti a tutele crescenti finché ci sarà lo sgravio e poi tornare a fare quello che vogliono: evadere contributi e tasse e tenere sotto scacco i lavoratori e i disoccupati.

Sono quelli che hanno votato il M5S che hanno a buona ragione scelto il 4 marzo di infliggere un’assordante sconfitta al Pd, ma le speranze di cambiamento purtroppo vengono completamente disattese. I lavoratori e i disoccupati di questo Paese meritano di più, meritano decisamente meglio.