Si chiama Cesar Sayoc, ha 56 anni ed era già noto alla giustizia l’uomo arrestato negli Stati Uniti per i pacchi bomba inviati nei giorni scorsi a politici democratici e personalità critiche nei confronti del presidente Donald Trump. Ha vari precedenti penali, di cui uno proprio per minaccia bomba, ed è stato accusato di cinque crimini federali, tra cui minacce a ex presidenti: ora rischia sino a 58 anni di prigione. L’uomo è stato fermato dagli agenti dell’Fbi a Plantation, in Florida, dove è stato sequestrato anche il suo van. Sui finestrini erano attaccati adesivi raffiguranti il capo della Casa Bianca, e uno con la scritta “Cnn sucks” (la Cnn fa schifo). Tutti e 13 i pacchi bomba trovati finora non sono ordigni finti ma contenevano materiale potenzialmente esplosivo, come ha confermato in una conferenza stampa il direttore dell’Fbi Chris Wray che ha raccomandato a tutti la massima allerta in quanto non è escluso che ce ne siano altri ancora in circolazione.

“Le forze dell’ordine hanno trovato un ago nel pagliaio e lo hanno fatto molto velocemente. Hanno svolto un lavoro incredibile per trovare la persona o le persone responsabili per questi eventi. Perseguiremo il responsabile con la massima severità prevista dalla legge”, ha detto Trump parlando al Young Black Leadership Summit. “Gli Stati Uniti devono unirsi, dobbiamo mostrare al mondo che siamo uniti in pace, amore e armonia. Non c’è un paese come il nostro, ogni giorno mostriamo al mondo quanto siamo grandi. Questi atti terroristici sono disgustosi e non hanno posto nella nostra società. Non consentiremo la violenza politica negli Usa, siamo impegnati a fermarla”, ha poi assicurato.

Proprio oggi, il presidente Usa aveva espresso rammarico su Twitter per il fatto che la vicenda stia distraendo dalle elezioni di midterm, proprio quando, a suo avviso, il suo partito stava risalendo nelle intenzioni di voto. “I repubblicani stanno andando molto bene nel voto anticipato e nei sondaggi, e ora succede “questa cosa della bomba” e la tendenza favorevole frena fortemente. I media ora non parlano di politica. Molto spiacevole quello che sta succedendo. Repubblicani, uscite di casa e votate!”, ha scritto.

Altri tre ordigni sono stati scoperti nella giornata di venerdì, gli ultimi di una serie cominciata nei giorni scorsi, quando i primi ordigni rudimentali hanno raggiunto tra gli altri Barack Obama e Bill Clinton, ma anche il Time Warner Center e la sede newyorkese della Cnn, per poi essere ricevuti anche dall’attore Robert De Niro e Joe Biden, ex numero due della Casa Bianca. Tutti esponenti o personalità vicine al Partito Democratico, come anche gli ultimi destinatari: la senatrice dem Kamala Harris, il senatore Cory Booker e l’ex capo dell’intelligence Usa, James Clapper.  La maggior parte dei pacchi sospetti, avevano scoperto gli investigatori, sono stati spediti da un ufficio postale di Opa-locka, cittadina della Florida. Ma rimane un mistero: l’assenza del ‘postmark‘, il contrassegno che indica quando e da dove è stato spedito.

L’undicesimo pacco era indirizzato al senatore Booker, anche in questo caso una delle voci più critiche di Donald Trump. Dalle prime informazioni il plico, trovato in Florida dove si era concentrata la caccia all’Unabomber, è del tutto simili agli altri dieci già rinvenuti. Il dodicesimo è stato rinvenuto invece nel cuore di Manhattan all’interno di un ufficio postale, indirizzato a James Clapper, l’ex capo degli 007 Usa. Isolata la zona di Midtown, un’area non lontana da Times Square. Il tredicesimo invece, in un centro postale di Sacramento, California.

Le indagini avevano puntato su Opa-locka, la cittadina di 15mila abitanti, situata una ventina di km a nord di Miami, da dove sono partiti quasi tutti i pacchi. La città, sviluppata sul tema di ‘Mille e una notte‘ con un revival di architettura moresca – il più grande in Occidente – ha fatto da sfondo a vari film (Living Dreams, Texas Justice, Bad Boys II e 2 Fast 2 Furious), e ha un aeroporto che nel 1950 diventò il sito della più grande operazione della Cia, Pbsuccess, legata al colpo di Stato in Guatemala nel 1954. Lo scalo servì anche come postazione di ascolto di L’Avana sino alla crisi dei missili di Cuba del 1962.

E l’attore Robert De Niro, bersaglio di uno dei pacchi recapitati negli ultimi giorni, attraverso il suo addetto stampa ha poi ringraziato le forze dell’ordine per il loro lavoro. “C’è qualcosa di più potente delle bombe, ed è il vostro voto. La gente deve votare“, ha fatto sapere.