Robert De Niro e Joe Biden. Anche il divo di Hollywood e l’ex numero due della Casa Bianca finiscono nella lista degli esponenti e delle personalità vicine al Partito Democratico destinatari di plichi sospetti dopo i pacchi bomba che nei giorni scorsi hanno raggiunto tra gli altri Barack Obama e Bill Clinton, ma anche il Time Warner Center e la sede newyorkese della Cnn.

La giornata di mercoledì si era chiusa, dopo l’una di notte ore italiane, con l’Fbi che ammoniva sulla possibilità “che altri pacchi siano inviati per posta in altre località”. Il Bureau, che sta trattando la vicenda come “terrorismo domestico“, invita a “non toccare, muovere o maneggiare alcun pacco sospetto o sconosciuto” e lancia un appello a fornire eventuali informazioni.

Oggi la polizia di New York sta indagando su un pacco sospetto indirizzato al premio Oscar Robert De Niro, notoriamente molto critico nei confronti del presidente Donald Trump. Secondo la Cnn online, il pacco è stato inviato ad un indirizzo del quartiere Tribeca di Manhattan, il 375 Greenwich St, dove ha sede il Tribeca Film Center, che organizza il Tribeca Film Festival di cui De Niro è il fondatore. Secondo l’emittente, che cita due fonti di polizia, si tratta di un pacco simile a quelli inviati di recente a diversi alti esponenti democratici.

Poco dopo la Cnn riportava che era stato rinvenuto un pacco sospetto inviato all’ex vice presidente Joe Biden, di cui la stessa emittente aveva riferito nella notte. Il plico è stato trovato in un centro di smistamento della posta a New Castel, in Delaware, lo Stato in cui l’ex vicepresidente risiede. Un secondo pacco sospetto indirizzato a Biden è stato intercettato in una struttura postale a Wilmington, sempre nel Delaware.

Dopo aver specificato che la violenza politica “è un attacco alla democrazia” e aver assicurato che “troveremo i responsabili e li assicureremo alla giustizia il prima possibile”, il presidente degli Stati Uniti è partito all’attacco dei media: “Hanno le loro responsabilità” e dovrebbero “mettere fine alle loro incessante ostilità“, ha detto Trump nel suo comizio elettorale in Winsconsin.

I media “hanno una responsabilità nel definire il tono civile”, ha dichiarato, aggiungendo che devono cessare “i loro attacchi e le loro storie costantemente negative e spesso false”. Il presidente ha auspicato un nuovo livello di civiltà, affermando che coloro che sono “impegnati nell’arena politica” devono “cessare di minacciare i loro oppositori politici come moralmente carenti“.

Poche ore dopo il capo della Casa Bianca è tornato all’attacco su Twitter, dove ha accusato giornali e tv di generare “la rabbia che vediamo oggi” pubblicando “di proposito storie false e inaccurate, quelle che io chiamo fake news“, afferma il tycoon. “I principali media devono rivedere le loro azioni, velocemente!”.

Trump ha utilizzato come appiglio per le proprie critiche un articolo in cui il New York Times ha lanciato un allarme sulle conversazioni telefoniche del presidente che, secondo il quotidiano, utilizzerebbe il proprio iPhone per conversazioni che verrebbero intercettate dai servizi cinesi e russi.

Il Nyt sostiene che Trump usi uno dei suoi iPhone per telefonare “ai vecchi amici” e, secondo l’intelligence, i servizi cinesi spesso sono in ascolto con l’obiettivo di raccogliere elementi utili. Trump, evidenzia il quotidiano, è stato più volte avvertito: le telefonate con il suo iPhone non sono sicure e possono essere intercettate anche dagli 007 di Mosca. Il presidente, “invitato” ad utilizzare la linea fissa della Casa Bianca, ha sempre respinto l’idea di rinunciare ai propri telefoni personali.

Secondo il quotidiano, la Cina è interessata in particolare ad informazioni utili per evitare un’escalation nei complicati rapporti commerciali con gli Stati Uniti. I servizi cinesi hanno individuato alcuni interlocutori del presidente. Nella lista spiccano i nomi di Stephen A. Schwarzman, Ceo del Blackstone Group che ha finanziato un master all’università Tsinghua di Pechino, e Steve Wynn, ex re dei casinò di Las Vegas che ha legami con Macao.

The Donald, prosegue l’articolo, ha a disposizione due iPhone che sono stati modificati dai tecnici della National Security Agency. Gli smartphone hanno funzioni limitate e sono meno esposti a rischi. La sicurezza delle conversazioni, in ogni caso, non è assoluta. Il presidente, però, utilizza un terzo apparecchio che, scrive il Nyt, è identico in tutto e per tutto a milioni di device venduti ad utenti comuni. Trump continuerebbe ad usare il suo iPhone perché può gestire autonomamente rubrica e contatti.

“I cosiddetti esperti su Trump, al New York Times, hanno scritto un lungo e noioso articolo sull’utilizzo del mio cellulare – ha risposto il presidente su Twitter – E’ così sbagliato che non ho nemmeno il tempo di correggerlo qui. Uso solo telefoni governativi e ho usato raramente solo un cellulare del governo. L’articolo è totalmente sbagliato”.

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